HomeAltre notizieAgrigento: una provincia in fiamme. A rischio la Clinica Attardi

Agrigento: una provincia in fiamme. A rischio la Clinica Attardi

La denuncia dell’ ex parlamentare Giovanni Panepinto alle Istituzioni:”I Monti Sicani stanno bruciando. Chiediamo di salvare i nostri paesi ed importanti strutture sanitarie”. Ad Agrigento le fiamme divorano il Parco dell’ Addolorata

C’è un filo di fumo che in questi giorni attraversa tutta la provincia di Agrigento. Un filo nero che unisce Menfi a Sciacca, Monte Cammarata a Casteltermini, Monte San Pietro tra Favara e Agrigento, la devastazione che continua in queste ore a Bivona e Santo Stefano di Quisquina e, nella notte appena trascorsa, il Parco Icori (nella foto di copertina) nel quartiere Addolorata di Agrigento, che ancora in questi minuti continua a bruciare. Non si tratta di una tragica coincidenza, ma dell’ennesima sequenza di incendi che stanno divorando un territorio già messo in ginocchio da un’ondata di calore eccezionale, con temperature che da oltre una settimana superano i 40 gradi.

Le fiamme che avvolgono Bivona

In un contesto simile, appiccare un incendio non è soltanto un gesto irresponsabile. È un atto criminale. È un attentato deliberato contro il patrimonio ambientale, economico e sociale di un’intera provincia. Chi accende il fuoco in queste condizioni dimostra di avere un “cervello bruciato”, incapace di comprendere il valore della terra che sta distruggendo e il rischio che sta facendo correre a centinaia di persone.

Le fiamme sul versante dei Monti Sicani avanzano e mettono a rischio la clinica Attardi. L’ ex sindaco di Bivona on. Giovanni Panepinto ha chiesto al Presidente della Regione Schifani, al capo della Protezione Civile Cocina ed al Prefetto di Agrigento Caccamo un intervento straordinario per salvare il territorio e soprattutto proteggere strutture importanti come la clinica Attardi.

“Bivona continua a bruciare. Nonostante il generoso impegno, dell’altra sera -ci dice al telefono l’ex parlamentare siciliano Giovanni Panepinto-  degli operai forestali con pochi mezzi, degli agricoltori bivonesi con i loro mezzi la situazione è fuori controllo. Va in cenere il nostro patrimonio naturalistico , la nostra economia e le nostre case . Chi doveva programmare e prevedere il disastro dopo l’annunciato arrivo dell’ondata di caldo , oltre i 40 gradi , non l’ha fatto. Adesso il territorio di Bivona deve essere immediatamente messo in sicurezza , senza ritardo alcuno . Mi riferiscono addirittura che i mezzi si fermano perché finisce la benzina e potrebbe l’incendio aggredire la clinica Attardi.
Il cuore dei Sicani rischia di non battere più”

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, aziende agricole devastate, animali morti tra le fiamme, ettari di foraggio andati perduti, raccolti compromessi. Il fuoco non ha risparmiato nemmeno le infrastrutture: il sistema idrico del Fanaco è stato gravemente danneggiato, così come linee elettriche e telefoniche che servono centri abitati e campagne, aggravando ulteriormente una situazione già difficile.

Vigili del Fuoco in un intervento a Favara nel punto di approvigionamento predisposto dal Comune

Sono giorni drammatici per i Vigili del Fuoco, per la Protezione Civile, per i volontari e per tutte le forze dell’ordine, impegnati senza sosta in una battaglia impari. In una provincia dove perfino riempire un’autobotte può trasformarsi in un’impresa, uomini e donne affrontano il fuoco con coraggio, professionalità e un senso del dovere che merita il rispetto e la gratitudine di tutti.

Ma accanto al loro eroismo c’è quello, spesso silenzioso, degli abitanti delle aree colpite. Agricoltori, allevatori, famiglie che hanno sfidato le fiamme mettendo a rischio la propria vita pur di salvare una casa, un’azienda costruita con sacrifici, un gregge, un uliveto, un pezzo della propria esistenza. Per molti di loro il fuoco non ha bruciato soltanto alberi e sterpaglie: ha cancellato anni di lavoro, di investimenti e di speranze.

Monte San Pietro tra Favara ed Agrigento

Il bilancio è pesantissimo. Centinaia di ettari ridotti in cenere, pinete e sottoboschi distrutti, macchia mediterranea devastata, coltivazioni compromesse. Un patrimonio naturale che richiederà decenni per tornare a vivere, se mai ci riuscirà completamente.

Di fronte a tutto questo non bastano più l’indignazione e la solidarietà. Servono prevenzione, controlli, strumenti investigativi efficaci e pene certe. Chi trasforma il fuoco in un’arma contro il proprio territorio deve sapere che lo Stato risponderà con fermezza. Perché non è accettabile che la follia di pochi continui a cancellare il lavoro di generazioni, a mettere in pericolo vite umane e a devastare un patrimonio che appartiene all’intera comunità.

La provincia di Agrigento non può continuare a vivere ogni estate con il timore di vedere il proprio futuro andare in fumo. I “cervelli bruciati” di pochi non possono avere il potere di incendiare la storia, l’identità e la speranza di un intero territorio.

Articolo precedente
Prossimo articolo
ARTICOLI CORRELATI
- Advertisment -
Vella-Expert

TI POTREBBERO INTERESSARE