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Favara: quando i morti “dividono” i vivi

Ci sono vicende che nessuna comunità vorrebbe mai trovarsi ad affrontare. Non perché siano politicamente scomode o amministrativamente difficili, ma perché toccano la sfera più intima delle persone: il rapporto con i propri defunti.

È quello che sta accadendo a Favara.

Il cimitero comunale ha esaurito ogni disponibilità. Lo abbiamo scritto più volte, (LEGGI QUI) raccontando che le nuove sepolture vengono fatte in loculi vecchi “liberati” dalla precedente salma che è li sepolta da oltre 50 anni, ma solo se si tratta di “resti mortali”, non procedendo se invece si tratta di corpo cristallizzato o mummificato. Ma anche con questa procedura non ci sono più loculi. Il terreno destinato alle sepolture è stato interamente utilizzato, sia per la costruzione delle sezioni comunali sia per le concessioni rilasciate ai privati (il famoso project financing) per l’edificazione delle cappelle gentilizie, esaurendo tutto il terreno libero.  Il risultato è drammaticamente semplice: decine di salme adesso sono in attesa di sepoltura. Dice il sindaco Palumbo: “la situazione attuale è frutto di anni di politiche sbagliate, che hanno avvantaggiato solo chi ne ha fatto occasione di speculazione”.

Di fronte a questa emergenza l’Amministrazione comunale ha avviato l’iter per una variante cimiteriale che consentirà la realizzazione di nuove sezioni per circa 125 nuovi loculi. Ma tra il progetto e la concreta disponibilità dei nuovi loculi passeranno inevitabilmente mesi. Nel frattempo occorreva trovare una soluzione.

Il sindaco Antonio Palumbo, ha così disposto, con un’ordinanza (LEGGI QUI) , la requisizione temporanea dei loculi liberi presenti nelle cappelle private, per un periodo massimo di diciotto mesi, si tratta, che come dice lo stesso primo cittadino “di quelle cappelle che non sono state rifinite, abbandonate da decinni con tanti loculi liberi a disposizioni”, destinandoli alla tumulazione delle salme in attesa. Una decisione straordinaria, adottata per fronteggiare una situazione altrettanto straordinaria.

Eppure, come spesso accade, l’emergenza sanitaria si è trasformata anche in un’emergenza sociale.

Vi sono alcuni  proprietari delle cappelle familiari che si preoccupano di avere requisita la propria concessione, un investimento economico fatto pensando alla propria famiglia e alle generazioni future. Molti vivono la requisizione come un’invasione della sfera privata e del luogo più sacro della memoria familiare. Il sindaco rassicura che non è così e che l’ordinanza parla chiaro “la requisizione temporanea di loculi cimiteriali in cappelle gentilizie non completate e/o allo stato grezzo”. L’ufficio dei Servizi Cimiteriali ha già provveduto a censire i loculi attualmente liberi e oggetto di concessione cimiteriale.

Dall’altra parte ci sono i familiari dei defunti che attendono da giorni, in alcuni casi da settimane, di poter dare una degna sepoltura ai propri cari. Per loro il tempo non è un dettaglio burocratico: ogni giorno di attesa prolunga il dolore e impedisce di chiudere quel percorso umano e spirituale che accompagna l’ultimo saluto. Due sofferenze diverse. Due diritti che sembrano contrapporsi.

Le elevate temperature hanno aggravato ulteriormente la situazione, tanto da rendere necessario limitare perfino l’accesso ai depositi dove sono custodite le bare, per il rischio igienico-sanitario. Una circostanza che inasprisce di più gli animi. Le prime tumulazioni nelle cappelle private requisite sono già iniziate. Qualcuno protesta. Qualcun altro tira un sospiro di sollievo. Entrambi hanno le proprie ragioni. “A tutti i cittadini che hanno acquistato legittimamente cappelle e altri spazi di sepoltura e hanno magari dei parenti già sepolti in altri loculi – ci dice Palumbo – chiedo il senso di responsabilità di liberare gli spazi non utilizzati per aiutare chi oggi aspetta di poter piangere il proprio caro davanti ad una lapide”.

E’ logico che c’è dalla necessità, improcrastinabile, di ripensare l’intera pianificazione cimiteriale. L’auspicio è che questa emergenza venga superata nel più breve tempo possibile e che serva da insegnamento per il futuro.

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