Ad ogni estate la mano di qualche delinquente o anche solo deficiente (non cambia molto dal punto di vista dei danni), con la concomitanza di diversi fattori di cui sarebbe lungo parlare, scatena l’inferno mettendo a repentaglio vite umane, abitazioni, coltivazioni, boschi, ambienti naturali, infrastrutture. E anche quest’anno la Sicilia e la provincia di Agrigento stanno pagando un prezzo molto alto.
Giornali e televisioni quasi sempre raccontano questi fatti delittuosi e dannosi accompagnando i servizi con immagini di fiamme alte e spaventose, attività di spegnimento di squadre da terra e, soprattutto, foto e video di interventi aerei. A ben rifletterci, però, questa rappresentazione degli incendi, pur drammatica e spaventosa, trasmette involontariamente un certa spettacolarità. Sono immagini piene di azione, di colori e di suoni e rumori e ciò, a mio parere, non rende l’idea della drammaticità e delle conseguenze del fuoco.
Bisogna andarci nei giorni successivi quando le persone coinvolte e la natura si leccano le ferite, per capire cosa è realmente accaduto. Le foto che accompagnano queste poche righe sono state scattate il giorno successivo al vasto incendio avvenuto il 19 luglio e che ha percorso una vastissima area compresa tra le contrade san Pietro, san Biagio e Mendolito del comune di Agrigento.
L’immagine di copertina ritrae una pianta di ficodindia letteralmente lessata dalle fiamme. Questa specie vegetale, pur non essendo originaria della nostra regione, è entrata a far parte del nostro paesaggio fino a diventare iconica rappresentante del paesaggio mediterraneo e addirittura della sicilianità. Se non si riuscirà a porre in essere azioni adeguate a prevenire e a reprimere la piaga degli incendi, forse un giorno, non più la Triscele ma il ficodindia lesso diventerà il simbolo della Sicilia.










