Si è svolto in un clima di profondo raccoglimento spirituale l’incontro di Spiritualità Francescana promosso dall’Ordine Francescano Secolare di Favara presso il Convento di Sant’Antonio.
Un evento intenso e partecipato, che ha visto un pubblico attento, silenzioso e interiormente coinvolto seguire la meditazione proposta da fra’ Carmelo D’Antoni, padre guardiano del convento.
Al centro della riflessione, il tema “I due anni di solitudine a San Damiano: eremo, lavoro e povertà”, un periodo decisivo nella vita di San Francesco d’Assisi. Fra’ Carmelo ha guidato i presenti in un viaggio spirituale denso di significato, soffermandosi in particolare sulla solitudine vissuta dal Santo non come isolamento sterile, ma come spazio fecondo di incontro con Dio. San Damiano – è stato sottolineato – non rappresentò soltanto un luogo fisico, bensì un vero eremo dell’anima. Qui Francesco imparò ad abitare il silenzio, ad accogliere la solitudine come via di discernimento, a vivere il lavoro umile e la povertà non come privazione, ma come libertà interiore. In quei due anni maturò la sua scelta radicale di vita evangelica, fondata sull’essenzialità e sulla totale fiducia nella Provvidenza.
Le parole di fra’ Carmelo, pronunciate con semplicità e profondità, hanno trovato eco nel silenzio partecipe dell’assemblea, segno di un ascolto autentico e di una riflessione che andava oltre le parole. Un silenzio carico di senso, che ha permesso ai presenti di interrogarsi sul valore della solitudine nella propria vita quotidiana, spesso soffocata dalla frenesia e dal rumore. Da esempio la testimonianza di una vedova che da 30 anni vive nella solitudine dopo la prematura morte del marito. L’incontro aperto a tutta la comunità, si è rivelato una ottima occasione per riscoprire l’attualità del messaggio francescano. In un tempo segnato dall’eccesso e dalla superficialità, la testimonianza di San Francesco continua a indicare una via controcorrente: quella del silenzio che rigenera, del lavoro come servizio e della povertà come scelta di libertà. Un momento di grazia, dunque, che ha lasciato nei dei partecipanti il desiderio di custodire, anche nella vita di ogni giorno, quel silenzo abitato che a San Damiano trasformò un giovane inquieto nel Santo di Assisi.
