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Antonio Campione torna alle radici con “C’ero una volta”: Favara rivive nelle pagine dei suoi ricordi

Un viaggio nella memoria, tra le strade del rione Cavato, i giochi dell’infanzia, l’emigrazione a Torino e le tradizioni di una comunità. Presentato al Castello il primo libro dell’ex direttore didattico, edito da Medinova. Prossime tappe a Racalmuto e Agrigento

Un viaggio a ritroso nel tempo, alla riscoperta di una Favara che non c’è più, ma che continua a vivere nella memoria di chi l’ha conosciuta, amata e portata nel cuore anche dopo averla lasciata. È questo il filo conduttore di “C’ero una volta”, la prima opera letteraria di Antonio Campione, pubblicata da Medinova, presentata questa mattina al Castello di Favara.
Un libro che è molto più di una raccolta di ricordi personali: è uno spaccato umano, sociale e culturale di una comunità, raccontata attraverso le sue strade, le sue piazze, le chiese, le feste popolari, i sapori e le tradizioni.


Al centro del racconto c’è soprattutto il rione del Cavato, dove Antonio Campione è nato e cresciuto. Un’infanzia fatta di giochi per strada, di calzoni corti e di semplicità, in un’epoca in cui persino un cappotto rappresentava una spesa importante per tante famiglie. Un mondo segnato dalla fatica quotidiana, ma anche da una straordinaria capacità di condividere, sognare e costruire legami.
Poi la partenza, come per tanti giovani meridionali di quegli anni, alla ricerca di un futuro migliore. La destinazione è Torino, dove la Fiat rappresentava per molti emigrati del Sud una concreta possibilità di lavoro e di riscatto economico. Ma Campione, con il diploma magistrale in tasca, non voleva che il proprio destino fosse quello di un operaio confinato alla catena di montaggio.


La sua strada sarebbe stata un’altra: l’insegnamento, l’impegno politico nella città piemontese, la costruzione di una famiglia e la collaborazione con i giornali. Un percorso professionale e umano in continua crescita, culminato con l’incarico di direttore didattico.
Eppure, nonostante la distanza, Favara è rimasta sempre una presenza costante nella sua vita. Un legame mai reciso, che oggi trova nelle pagine di “C’ero una volta” la sua più autentica testimonianza.
Nel libro trovano spazio anche le microstorie ambientate in Calabria, terra d’origine della moglie e seconda casa dell’autore. Ma è Favara a occupare il cuore della narrazione, con la sua identità popolare e le vicende di uomini e donne che hanno attraversato una stagione difficile della storia siciliana.


Ci sono i minatori, ci sono gli “issari”, coloro che estraevano e lavoravano il gesso, ci sono le fatiche di un popolo abituato a confrontarsi con sacrifici e privazioni. E poi ci sono le tradizioni, i dolci, le ricorrenze religiose, le feste e quei luoghi che hanno rappresentato per generazioni il centro della vita collettiva.
Campione restituisce così un patrimonio di memoria che assume anche un valore sociologico: racconta una società, le sue trasformazioni, le sue contraddizioni e soprattutto la dignità delle persone comuni. Lo fa attraverso una scrittura attraversata da emozioni autentiche, nella quale emerge un amore viscerale per la propria terra.
La presentazione al Castello, coordinata dal giornalista di Sicilia Target Giuseppe Piscopo, ha rappresentato il primo appuntamento di un trittico di incontri dedicati all’opera. Presenti l’editore Antonio Liotta, il sindaco Antonio Palumbo, l’assessore alla Cultura Carmen Lo Presti, il presidente della Pro Loco Antonio Moscato e la presidente del Centro Studi Russello Sara Chianetta.
Un’occasione di incontro e condivisione che ha assunto anche il significato di un ritorno simbolico a casa, tra amici di sempre, compagni di scuola, parenti e nuove generazioni.


Visibilmente emozionato, Antonio Campione ha raccontato il percorso che ha portato alla pubblicazione del volume, sottolineando il valore affettivo di un progetto nato quasi per caso, dalla raccolta di appunti e annotazioni personali.
«È un’emozione parlare di me e di Favara nella mia Favara e condividere queste sensazioni con gli amici di sempre, i compagni di scuola, i parenti, i nipoti. Quando ho parlato con Antonio Liotta consegnando i miei appunti non credevo di vedere alla luce un vero libro. Ringrazio Medinova per aver dato inchiostro e pagine ai miei ricordi», ha dichiarato l’autore.
Un ringraziamento che racchiude il senso più profondo dell’opera: trasformare frammenti di vita privata in una testimonianza collettiva, restituendo alla memoria individuale il valore di patrimonio condiviso.
Il viaggio di “C’ero una volta” proseguirà il prossimo 3 novembre a Racalmuto, a Casa Sciascia, per poi approdare il 5 novembre ad Agrigento, al Centro Studi Pier Paolo Pasolini.


Tre appuntamenti, dunque, per riscoprire attraverso le parole di Antonio Campione una Favara fatta di persone, sacrifici, tradizioni e sentimenti. Una Favara che appartiene al passato, ma che continua a parlare al presente e alle nuove generazioni.

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