Un riconoscimento che lega fede, giustizia e servizio allo Stato. Il beato Rosario Angelo Livatino è stato proclamato patrono dei magistrati italiani. La decisione è stata adottata dal Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti con un decreto datato 7 ottobre 2026 e resa nota dalla Conferenza episcopale italiana.
La scelta arriva al termine dell’iter promosso dal Comitato che ha sostenuto la richiesta e che ha trovato il sostegno dei vescovi italiani. Nella figura di Livatino, infatti, viene indicato un riferimento per quanti sono chiamati quotidianamente ad amministrare la giustizia, con particolare attenzione alla responsabilità personale e al valore del servizio pubblico.
Rosario Angelo Livatino, magistrato originario di Canicattì, fu ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, mentre si recava al lavoro. La sua testimonianza è stata riconosciuta dalla Chiesa con la beatificazione celebrata ad Agrigento il 9 maggio 2021.
Il giudice viene ricordato anche attraverso le parole di papa Leone XIV, che lo ha indicato come il primo magistrato nella storia riconosciuto dalla Chiesa come martire.
Per il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, Livatino rappresenta una figura nella quale si sono incontrati in modo particolare l’esercizio della professione giuridica, la fede e il senso dello Stato. Nel suo ministero di magistrato, sottolinea Zuppi, seppe unire la ricerca della verità alla carità, la competenza giuridica all’etica cristiana e il momento della decisione giudiziaria a un discernimento alimentato dalla fede e dalla preghiera.
Sulla proclamazione a patrono dei magistrati italiani del betao Livatino, c’è anche l’intervento dell’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano: “Il 9 maggio 2021, giorno della beatificazione del giudice Rosario Angelo Livatino, alla comunità dei credenti, agli uomini e alle donne di buona volontà, a coloro che hanno fame e sete della giustizia, è stato dato un modello. Il 7 ottobre 2026 il beato Rosario è stato dichiarato dal Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti Patrono dei Magistrati italiani. Ponendosi Sub tutela Dei il giudice Livatino manifesta la perfezione della carità non nella vita contemplativa o in opere caritative-assistenziali ma nell’unità di un’esistenza animata dal Vangelo e dalla ricerca della giustizia, intesa – come ci ha insegnato – come donazione di sé a Dio nell’ordinarietà del suo impegno civile e professionale; lo spessore della sua figura di uomo, di cristiano e di magistrato ci viene offerta come profezia di una resistenza alla mafia pensata e praticata con competenza, sacrificio e impegno, vissuta con le armi della legalità e della giustizia: «armi del bene» di un magistrato umile ma non remissivo, giusto e discreto”
