Una folla raccolta e silenziosa ha accompagnato ieri sera la fiaccolata in onore di San Francesco d’Assisi, uno dei momenti più sentiti delle celebrazioni organizzati dalla famiglia francescana di Favara.
La città si è stretta attorno al Santo di Assisi in un clima di preghiera e partecipazione, alla vigilia della giornata conclusiva della festa.
La fiaccolata ha preso il via da piazza Don Giustino, guidata da fra’ Domenico Diliberto, guardiano del convento, e da fra’ Salvatore Callari. In prima fila le autorità cittadine, con il sindaco Antonio Palumbo, la presidente del Consiglio comunale Miriam Mignemi, l’assessore Angelo Airò Farulla e il consigliere comunale Pasquale Cucchiara. Ad accompagnare il cammino dei fedeli anche il clero locale, guidato dall’arciprete don Nino Gulli.
Un cammino scandito dalle fiaccole, dalla preghiera e dal raccoglimento, che ha assunto un significato particolarmente intenso quando la processione ha raggiunto piazza della Libertà.
Qui la comunità si è fermata per ricordare Marianna Bello, la giovane mamma che un anno fa perse la vita dopo essere stata travolta e inghiottita dalla furia dell’acqua piovana. Un luogo che nella memoria della città è rimasto legato al dolore e alla tragedia e che ieri sera è diventato, nelle parole dei frati, anche luogo di preghiera e di speranza.
“In questo luogo lo scorso anno sembrava che le tenebre avessero il sopravvento – ha detto fra’ Domenico Diliberto –. Le tenebre della morte, del dolore. Ma con il gesto che ora faremo vogliamo dire che la luce ha il sopravvento”.
La luce, ha spiegato il frate, è quella della fede che si trasforma in solidarietà, impegno e attenzione verso l’altro. “Se tutti accendiamo una luce – ha aggiunto – anche il buio più profondo può illuminarsi”. Da qui l’invito ai fedeli ad alzare le candele e a pregare non soltanto per Marianna, ma anche «per tutte le persone che soffrono e non hanno accanto qualcuno che alza e accende una luce. Parole alle quali hanno fatto eco quelle di fra’ Salvatore Callari, che ha affidato alla preghiera il significato più profondo di quella sosta.
“Il luogo dove si muore può essere considerato o luogo maledetto o potrebbe diventare il luogo della benedizione”, ha affermato. E proprio per questo la fiaccolata di San Francesco è giunta davanti a quel luogo che un anno fa rappresentò per Favara “il luogo del dolore, della sciagura e della disperazione”.
Una preghiera rivolta anche alla città, affinché quella tragedia possa diventare occasione di riflessione sul valore della vita e sulla necessità di una «vita nuova», piena e attenta alla dignità di ogni persona, anche davanti alle situazioni più drammatiche e difficili dell’esistenza.
Dopo la fiaccolata, la comunità si è ritrovata sulla collina Belvedere per la celebrazione della Santa Messa. Prima della benedizione finale si è svolto un altro momento significativo: l’accensione della lampada votiva da parte del sindaco Antonio Palumbo, seguita dall’affidamento della città di Favara a San Francesco. Un gesto che ha concluso una serata nella quale fede, memoria e comunità si sono intrecciate in un unico cammino, nel segno della spiritualità francescana e del suo messaggio di fraternità, pace e attenzione verso gli altri.
I festeggiamenti si concludono oggi, 4 ottobre, giorno della Solennità di San Francesco d’Assisi. La giornata conclusiva vedrà ancora una volta la comunità riunirsi attorno alla chiesa di Sant’Antonio – Convento San Francesco per le celebrazioni religiose e per i tradizionali momenti di condivisione, tra cui la distribuzione della minestra di “San Francì”, gesto che rinnova il valore della fraternità e della condivisione.
