Pizze, lattine, bottiglie e rifiuti lasciati per strada. Non sempre c’è dolo, spesso c’è qualcosa di più disarmante: la convinzione che sia normale. E così, mentre la città dorme, l’inciviltà a Favara, e non solo, prende possesso di piazze, panchine e belvederi
Non hanno necessariamente cattive intenzioni. Non escono di casa con l’obiettivo di sporcare una piazza o deturpare un angolo della propria città. Sono ragazzi e ragazze, appartenenti a ogni ceto sociale, che trascorrono insieme una serata e, quasi con naturalezza, consumano una pizza d’asporto, una bibita, una birra.
Il problema arriva dopo.
Il cartone della pizza rimane sulla panchina, come documentato questa mattina con la foto scattata in piazzetta Kennedy, dove anche la statua con la donna nuda scolpita dall’artista-pastore Lorenzo Reina, fondatore del Teatro Andromeda a Santo Stefano di Quisquina e che fece gridare ai benpensanti allo scandalo, prova “vergogna”.
La lattina viene lasciata accanto. La bottiglia finisce per terra. E il gruppo se ne va, lasciando dietro di sé le tracce di quella che, evidentemente, per qualcuno è stata una normalissima cena all’aperto.
È proprio questa normalità a fare più paura.
Qualcuno potrebbe obiettare che mancano i cestini. Ed è vero: in molti punti della città i contenitori per i rifiuti sono insufficienti o assenti, per inadempienze del Comune o delle ditte appaltanti. Ma l’assenza di un cestino non può trasformarsi nell’autorizzazione a lasciare i propri rifiuti sul posto. Un cartone della pizza può essere portato fino a un contenitore, oppure riportato a casa. Non è complicato. È una questione di educazione e di rispetto, che in ogni famiglia deve essere la pratica quotidiana.
Nella zona di piazza Kennedy, dove come detto è stata fotografata una delle tante scene che raccontano questo fenomeno, qualche cestino ancora resiste. E anche questo è un dettaglio che merita attenzione: i contenitori pubblici sono spesso oggetto di vandalismi del tutto ingiustificati. Prima si lamenta la loro assenza, poi qualcuno li danneggia. Un cortocircuito difficile da comprendere. Adesso Favara è videosorvegliata ed è notizia di ieri del filmato che ha colto un signore a scaricare rifiuti nello spazio vicino alla rotatoria di via Che Guevara.
Da via Kennedy a piazza Cavour, dal Belvedere San Francesco al piazzale dello stadio, da piazza della Pace fino alla zona dell’ ex Cantina Sociale di via Capitano Callea, diventata recentemente un nuovo punto di ritrovo per le comitive notturne, il copione sembra ripetersi.
Ogni mattina la città si risveglia e, insieme al sole, scopre i resti della notte.

Cartoni unti, bottiglie, lattine, bicchieri e altri rifiuti diventano il souvenir di una socialità che avrebbe tutto il diritto di essere allegra, rumorosa e spensierata, ma non quello di trasformare gli spazi comuni in discariche a cielo aperto.
Eppure Favara non può dire di non averci provato.
Da anni il Comune, con diverse amministrazioni, ha messo in campo campagne di sensibilizzazione e vere e proprie forme di “pubblicità progresso” senza troppi peli sulla lingua. Persino i maiali e gli asini sono comparsi sui cartelloni per invitare i cittadini a non sporcare. Un messaggio volutamente provocatorio, destinato a scuotere le coscienze.

Ma evidentemente non basta.
E sarebbe un errore trasformare tutto nella solita, facile, “emergenza giovani” targata Favara. Il problema è molto più ampio. Basta osservare ciò che quotidianamente compare sui social: fotografie di luoghi pubblici di San Leone, Porto Empedocle, Agrigento e di altri centri abitati alle prese con lo stesso fenomeno.
Luoghi che, dopo una notte di movida, sembrano avere bisogno di un piccolo esercito di operatori ecologici per tornare presentabili.
La raccolta dei rifiuti, così, deve fare gli straordinari per cancellare ciò che potrebbe essere evitato con un gesto semplicissimo: non lasciare a terra ciò che si è portato da casa o acquistato per strada.
E poi ci sono episodi che fanno compiere un ulteriore salto di qualità all’inciviltà.

Nella notte di Ferragosto, sul litorale di Punta Grande, a Realmonte, un palo appartenente a un’importante segnaletica marina, indicante un divieto di balneazione legato alla presenza di una pista di lancio, sarebbe stato divelto e utilizzato per alimentare un barbecue da spiaggia, finendo carbonizzato.
Qui non siamo più davanti al semplice cartone della pizza abbandonato.
Un comportamento del genere può trasformare un bene destinato alla sicurezza in combustibile per una grigliata e, soprattutto, può creare potenziali problemi a chi naviga o frequenta quel tratto di mare.
È questo il punto: dove finisce la spensieratezza e comincia l’inciviltà?
Forse proprio quando smettiamo di considerare lo spazio pubblico come nostro e iniziamo a considerarlo come qualcosa che appartiene a qualcun altro. Al Comune, agli operatori ecologici, alle forze dell’ordine.
Ma la strada è nostra, la piazza è nostra, la panchina è nostra come il mare e le spiagge sono nostro.
E soprattutto è nostro il dovere di consegnarli agli altri nelle stesse condizioni in cui li abbiamo trovati.
Servono controlli, certo. Servono sanzioni quando necessario. Servono appelli dei sindaci, campagne di sensibilizzazione, progetti ambientali nelle scuole e contenitori sufficienti. Serve tutto questo.
Ma nessun controllo potrà mai essere abbastanza capillare se manca la consapevolezza individuale.

Perché non possiamo immaginare una pattuglia dietro ogni gruppo di ragazzi che mangia una pizza. Né un operatore ecologico dietro ogni persona che apre una lattina.
La vera sfida è fare in modo che quel cartone vuoto non venga nemmeno abbandonato.
Che quella bottiglia non finisca per terra.
Che nessuno pensi: “Tanto domani puliscono”.
Perché è proprio da questa frase, pronunciata magari senza cattiveria e senza neppure rendersene conto, che nasce il degrado quotidiano.
E allora forse la frase più amara resta quella di sempre: la mamma degli incivili è sempre incinta.
Il problema è che, a differenza di quanto accade nelle battute popolari, quei figli siamo tutti noi. E la città, ogni mattina, presenta il conto.
