Una serata dedicata alla cucina come espressione di cultura, ricerca e memoria. È quella vissuta ieri sera al ristorante Il Dado Matto di Favara, dove il cibo è stato protagonista di un vero e proprio viaggio attraverso sapori, tecniche, contaminazioni e materie prime di qualità. Un’esperienza capace di coinvolgere non soltanto il palato. A guidare questo percorso sono stati i fratelli Gianfranco e Francesco Schifano.

Gianfranco Schifano, inserito tra i 70 chef italiani più importanti al mondo, ha portato nel menù il bagaglio di esperienze maturate anche in ambito internazionale, con una cucina orientata alla ricerca e all’innovazione, legata comunque alla tradizione italiana e mediterranea. Non una semplice successione di portate, dunque, ma un percorso costruito per raccontare attraverso il cibo.
A partire dall’amuse-bouche, un bombolone farcito con astice, caviale e polvere d’oro, già capace di introdurre lo spirito della serata: tecnica, eleganza e sorpresa. Il percorso è proseguito con la burrata affumicata, gambero rosso, cipolla rossa di Tropea caramellata e bottarga di muggine, dove consistenze e sapori differenti hanno trovato un punto di equilibrio tra dolcezza, sapidità e affumicatura. Quindi il baccalà mantecato al finocchietto con pane spugna, piatto nel quale la tradizione incontra una presentazione contemporanea, e gli gnocchi di patate farciti agli scampi, ricci di mare e pesto di rucola, pietanza che ha portato nel piatto tutta la forza e la freschezza del Mediterraneo. Il mare è rimasto protagonista anche nella portata dedicata al filetto di branzino con zuppetta di zenzero e limone, mentre a chiudere il percorso è stata la pera cotta al Barolo, un finale nel quale la semplicità della frutta è stata riletta attraverso una preparazione capace di restituire profondità e carattere al dessert.
Ogni piatto è stato presentato e raccontato dagli stessi chef, permettendo agli ospiti di comprendere non soltanto cosa arrivasse nel piatto, ma anche il percorso creativo che aveva portato alla sua realizzazione. È proprio questo uno degli elementi che hanno caratterizzato la serata: la cucina non soltanto come consumo, ma come conoscenza, confronto e racconto. A completare il dialogo tra i piatti è stato l’abbinamento con i vini della famiglia Mazzei, storica realtà del panorama enologico italiano, che ha accompagnato le diverse portate contribuendo a costruire un percorso nel quale vino e cucina hanno dialogato senza sovrapporsi.

Particolarmente significativo anche il momento affidato a Rita Trupia, lady chef non vedente e componente della Nazionale italiana Blind Chef, protagonista di uno show cooking che ha aggiunto alla serata una dimensione che va oltre quella strettamente gastronomica. La sua presenza ha trasformato la cucina in uno spazio di confronto, dimostrando ancora una volta come talento, competenza e passione possano superare qualsiasi barriera.

A seguire con attenzione l’intero appuntamento è stato il dottor Salvatore Baiamonte, esperto di qualità alimentare, chiamato a sottolineare l’importanza della scelta delle materie prime, della loro lavorazione e di tutto ciò che contribuisce a portare qualità e sicurezza nel piatto.

Al Dado Matto, di Francesco Schifano, insomma, la cucina ieri sera è diventata qualcosa di più di una tavola imbandita. È diventata un linguaggio capace di mettere insieme ricerca e tradizione, territorio e contaminazioni, memoria e futuro. E soprattutto di ricordare che dietro un piatto non ci sono soltanto ingredienti e tecniche, ma una storia da raccontare e una cultura da custodire.





