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Favara celebra il 25 Aprile: “Ripudiare la guerra, difendere la Libertà e promuovere la Pace

Ai piedi del Monumento ai caduti di tutte le guerre e della Stele in ricordo dei partigiani, da Favara è stato rilanciato un messaggio forte e chiaro: la libertà conquistata grazie alla Resistenza va difesa ogni giorno, e la pace resta una scelta imprescindibile, oggi più che mai.

E’ stato questo il 25 aprile – Festa della Liberazione – a Favara. La manifestazione è stata  promossa dalla sezione locale dell’ANPI, dal Comune di Favara, dalla Fondazione culturale Calogero Marrone e dall’ARCI. Lo slogan scelto per l’edizione di quest’anno, “Favara ripudia la guerra”, ha guidato interventi, testimonianze e momenti artistici, richiamando con forza i valori della Resistenza, della libertà e della pace.

Ad aprire la manifestazione la deposizione di una corona d’alloro, l’esecuzione dell’Inno nazionale d’Italia e la preghiera per i caduti di tutte le guerre, guidata dall’arciprete don Nino Gulli. A seguire gli interventi, quelli programmati ed anche alcuni estemporanei che hanno arricchito ed impreziosito i contenuti della giornata.

La presidente del Consiglio comunale Miriam Mignemi  “questa è una della pagine tra le più importanti della nostra storia, grazie alla Resistenza siamo riusciti ad acquisire quei valori che oggi diamo per scontati, ma non lo sono, la libertà, la democrazia la pace, valori fondanti della nostra Costituzione, di cui noi dobbiamo essere custodi”. Giorgia Caramanno, in rappresentanza di LiberArci, ha parlato di “una libertà che si costruisce ogni giorno attraverso l’impegno sociale, la solidarietà e il rifiuto delle guerre”.

Per la Fondazione Calogero Marrone, Rosario Manganella ha offerto una riflessione sulla Resistenza come “momento fondativo della Repubblica, frutto di sacrifici che impongono oggi una vigilanza costante contro ogni forma di autoritarismo”. Particolarmente toccante la testimonianza di Calogero Zarcone, grande invalido di guerra, che ha condiviso il suo vissuto ricordando “il prezzo umano dei conflitti e l’urgenza di scegliere sempre la pace”.

Lo studioso Pasquale Cucchiara ha richiamato l’attenzione sui diretti protagonisti “ricordiamo i 42 cittadini favaresi, uomini e donne  che hanno scelto di fare la Resistenza, qualcuno immolando anche la propria vita per la Libertà dell’Italia”.

Apprezzati anche gli interventi dei giovani e delle realtà associative: Elia Tortorici (Unione degli Studenti) ha parlato di “una generazione che vuole essere protagonista nella difesa dei diritti e della libertà”; Danilo Tabone (AVS-SI) ha ribadito “la necessità di politiche che mettano al centro la pace e la giustizia sociale”; Stefano Urso (ACLI) ha sottolineato “il valore della partecipazione come antidoto all’indifferenza”.

Il presidente della sezione ANPI Carmelo Castronovo ha evidenziato che “la Resistenza è un patrimonio collettivo: non appartiene al passato, ma illumina il presente, soprattutto in un mondo ancora segnato da conflitti”.

A chiudere il sindaco Antonio Palumbo, che ha sottolineato come “il 25 aprile non sia solo memoria storica, ma responsabilità quotidiana: difendere la libertà significa oggi opporsi a ogni forma di fascismo, che sta ritornando in diverse parti anche in nazioni “democratiche”, e lottare quotidianamente per  costruire una cultura di pace”. Nel corso della manifestazione, momenti culturali e artistici hanno arricchito il programma: Gabriella Bruccoleri ha letto un intenso testo di Antonio Gramsci, mentre il poeta dialettale Salvatore Mossuto ha emozionato il pubblico con una poesia in siciliano contro la guerra.

A chiudere, l’esibizione di Giuseppe Calabrese, che con la sua chitarra ha interpretato “Bella ciao”, simbolo universale della Resistenza e della libertà, cantata in coro da tutti i presenti, istituzioni, associazioni e cittadini uniti nel ricordo e nella riflessione sull’attualità del 25 aprile e dei principi costituzionali. A moderare l’incontro il direttore di SiciliaTarget, Giuseppe Moscato, figlio di partigiano, che ha ricordato come “raccontare il 25 aprile significhi anche  tenere viva la coscienza civile di una comunità”.

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