di Giuseppe Maurizio Piscopo
La prima volta che ho incontrato Pippo Baudo è stato al Premio Mondello, al Palace Hotel, stava intervistando Alberto Moravia e Italo Calvino. Vi assicuro che non è facile intervistare i grandi scrittori. La seconda volta ci siamo incontrati a Catania insieme al Gruppo Popolare Favarese con Antonio Zarcone, Antonio Lentini e Peppe Calabrese nel programma televisivo di Antenna Sicilia Goal, dopo l’intervista e la musica dal vivo si è messo a ballare.

La terza volta ci siamo incontrati ad Agrigento insieme a Paola Borboni. Quando scese dal palco gli ho chiesto con gentilezza se potevo intervistarlo per la radio, per il programma: “Cosa farai da grande” che conducevo alla Rai insieme a Marilena Monti, fu molto cortese, mi ha detto di aspettare un momento. Mi ha messo a mio agio ed ha risposto con carisma e competenza a tutte le domande che registrai con il nagra, un registratore a bobine, che la Rai forniva ai giornalisti per le interviste esterne. Alla domanda se nella sua vita avesse incontrato delle difficoltà nel condurre una serata mi rispose di si, che gli erano capitate serate difficilissime, ma che era riuscito sempre a portarle a termine positivamente, grazie alla sua lunga esperienza e alla sua sensibilità artistica.
Poi ci incontrammo altre due volte a Roma per lo spettacolo teatrale “Barberia”, con la regia di Massimo Venturiello. (Barberia riprenderà nel mese di aprile dal teatro greco Taormina). Dopo lo spettacolo Pippo Baudo si fermò a discutere con me, Peppe Calabrese, Nino Nobile, Mimmo Pontillo, Pasquale Augello e Raffaele Pullara. Era entusiasta e commosso, conosceva il mondo dei barbieri, gli ricordava, i barbieri di Militello Val di Catania, la musica dell’anima, un pezzo di Sicilia che gli mancava, che non sentiva ormai da tanto tempo. L’ultima volta ci siamo incontrati al teatro della Cometa di Roma. Era venuto a rivedere Barberia per la seconda volta, era uno spettacolo che amava moltissimo. Lo spettacolo l’avevano visto con attenzione anche quelli della produzione, quelli che scrivono i testi. Alla fine della rappresentazione venne nei camerini e ci comunicò la notizia: saremmo stati ospiti negli studi di Cinecittà per trenta minuti a Domenica in.

Il giorno tanto atteso arrivò. Due taxi di color nero vennero a prenderci al Teatro della Cometa. Eravamo emozionati, carichi di strumenti e di entusiasmo, con il cuore che ci batteva forte, eravamo nella capitale. I due taxi ci accompagnarono nel famoso studio 5, la casa di Federico Fellini, dove sono nati grandi capolavori cinematografici come Amarcord e La dolce vita. In Rai avevano ricreato le scene di una sala da barba, con la sedia da barbiere, gli strumenti di un tempo, con splendide luci di scena, le forbici, le bacinelle, e tutte le giuste atmosfere, con le gigantografie della Merica degli emigranti del ‘900. Prima di andare scena ho parlato a lungo con Pippo dei barbieri, gli ho svelato delle curiosità che pochi conoscono e in maniera approfondita ho raccontato quel mondo che mi appartiene, che è legato profondamente alla mia infanzia, perché parte tutto da lì. Quelle informazioni sono state riprese da Pippo e raccontate in diretta in Tv. Notai che già faceva fatica a muoversi.
Quel giorno abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile, abbiamo capito cosa vuol dire essere siciliani, cosa vuol dire riscattarsi e gridare a tutti gli italiani, che anche noi abbiamo storie bellissime da far conoscere, che non sono state mai stata raccontate in tv. Quel giorno ho capito che la musica dei barbieri è lo specchio per raccontare le storie del mondo dei poveri, per unire con la musica il sud del mondo. Le ovazioni che sono seguite alla nostra rappresentazione sono state continue e senza sosta. Una giornata da incorniciare, in una trasmissione seguitissima in Italia e all’estero.
Baudo conosceva il varietà, gli autori italiani e internazionali, il quartetto Cetra, i cantanti e le musiche del dopoguerra, la grammatica della Tv. Aveva una cultura molto vasta su moltissimi temi. Ha presentato 13 festival di Sanremo anche in condizioni difficilissime di salute.
Con la scomparsa di Baudo quelli che fanno la Tv devono porsi qualche domanda, bisogna cambiare tutto sul serio, dare spazio ai giovani non raccomandati, fare i provini come un tempo e scrivere dei programmi nuovi che fanno crescere la gente lontani dalla violenza e dal cattivo esempio lasciando spazio alle voci critiche. Baudo rimarrà per sempre nel cuore di tutti noi, come una persona elegante, colta e raffinata. Ha rappresentato il meglio della televisione è stato sempre generoso e attento con tutti, ha sempre misurato le parole con garbo e intelligenza. Sapeva distinguere le persone e le sapeva ascoltare. Con lui si spengono le luci di una Tv intelligente e rispettosa del pubblico. Allora la Tv era la casa di tutti e si riusciva ancora a sognare…
