Turni di erogazione che slittano, serbatoi vuoti per giorni e acqua di scarsa qualità. Famiglie, attività commerciali e scuole alle prese con una situazione sempre più difficile. Nel mirino Aica, ma i cittadini chiedono anche un maggiore intervento del Comune
A Favara l’emergenza idrica continua a mettere a dura prova la pazienza dei cittadini. I turni di erogazione che slittano e si allungano, la poca acqua che arriva nelle abitazioni e, in alcuni casi, un liquido tutt’altro che limpido, capace di lasciare residui nei recipienti. Una situazione che rischia ormai di diventare una consuetudine, ma che continua a provocare disagi e rabbia in interi quartieri della città.
Il ricorso alle autobotti è diventato uno dei segnali più evidenti di una crisi che coinvolge famiglie, attività commerciali e servizi pubblici. Particolarmente delicata anche la situazione delle scuole, dove il consumo di acqua è considerevole, soprattutto per i servizi igienici utilizzati quotidianamente da centinaia di alunni. Garantire condizioni igieniche adeguate diventa inevitabilmente più complicato quando l’acqua non arriva con regolarità.
A raccontare il livello di esasperazione raggiunto da molti residenti sono le testimonianze che continuano ad arrivare alla nostra redazione.

“Oggi sono arrabbiato e nervoso”, racconta un professionista favarese che ci ha contattato telefonicamente. “Nella zona di via Aldo Moro, dove risiede mio padre, una persona che ha oltre novant’anni, i serbatoi sono asciutti da giorni. Sono stato costretto a portarlo a casa mia per permettergli di lavarsi la faccia e andare in bagno. Tutto questo mentre periodicamente e con puntualità mi vengono recapitate le bollette idriche da pagare”.
Una testimonianza che restituisce tutta la dimensione umana di un’emergenza che non riguarda soltanto i disagi domestici, ma finisce per coinvolgere anziani, persone fragili e famiglie costrette a organizzarsi quotidianamente per soddisfare anche i bisogni più elementari.
Non va meglio nel quartiere Seminario-Luna, dove abbiamo raccolto lo sfogo di un artigiano che da giorni deve fare i conti con l’assenza totale di acqua nel proprio laboratorio.
“È assurdo che pago due contratti e che devo portarmi da casa, con un bidoncino, dieci litri d’acqua per i nostri bisogni. Non abbiamo neppure la possibilità di lavarci le mani o utilizzare normalmente il bagno”.
Parole che testimoniano come il problema abbia ormai superato i confini delle abitazioni private, incidendo anche sul normale svolgimento delle attività lavorative, con inevitabili ripercussioni sulla quotidianità di chi paga regolarmente un servizio che, nei fatti, non riesce a garantire continuità.
Nel mirino dei cittadini c’è innanzitutto Aica, il gestore del servizio idrico, chiamato a rispondere delle criticità legate alla distribuzione dell’acqua, ai ritardi nell’erogazione e alle numerose rotture della rete che, secondo le segnalazioni dei residenti, rimarrebbero senza tempestivi interventi di riparazione.
Ma il malcontento non si ferma al gestore. Sempre più cittadini guardano anche al Comune e al ruolo dell’amministrazione comunale e del Consiglio Comunale, chiedendo che Palazzo di Città eserciti una maggiore attenzione e un più incisivo controllo sulla gestione del servizio idrico. La richiesta è quella di avere più voce in capitolo su un problema che incide direttamente sulla qualità della vita di tutti.
La questione, del resto, non è soltanto quella di conoscere il giorno e l’ora del prossimo turno di erogazione, informazioni ultimamente spariti dal sito del gestore.

I cittadini chiedono acqua in quantità adeguata, con caratteristiche di limpidezza e qualità che ne consentano un utilizzo sicuro, oltre a una programmazione che venga effettivamente rispettata.
A Favara, intanto, si continua a fare i conti con serbatoi vuoti, bidoni da riempire e autobotti da chiamare. Mentre le bollette continuano ad arrivare puntualmente.

