Dalla tradizione dei maestri pasticceri alle nuvole che sembrano modellate con pasta di mandorla e pistacchio: per la «Città dell’Agnello Pasquale» la promozione del territorio arriva anche dal cielo
A volte la pubblicità più bella non si commissiona, non si stampa e non ha bisogno di costose campagne promozionali. Basta alzare gli occhi al cielo. È quello che è accaduto a Favara, dove una nuvola dalle forme singolari ha attirato l’attenzione per una somiglianza davvero speciale: quella con l’Agnello Pasquale, il celebre dolce di pasta di mandorla farcito di pistacchio, autentico gioiello della tradizione dolciaria locale.
Una coincidenza curiosa, quasi un omaggio della natura a una città che ha fatto di questa prelibatezza il proprio simbolo identitario. Perché a Favara l’Agnello Pasquale non è soltanto un dolce da gustare durante le festività: è storia, cultura, artigianato, memoria familiare e promozione del territorio. E adesso, a quanto pare, anche una presenza capace di conquistare il cielo.
La sagoma della nuvola sembra ricordare proprio quel piccolo capolavoro che, ogni anno, con l’avvicinarsi della Pasqua ma anche durante tutto l’ anno, prende forma nelle mani esperte dei maestri pasticceri favaresi. Un’immagine che strappa un sorriso e alimenta l’orgoglio di una comunità che ha saputo trasformare una specialità gastronomica in un marchio riconosciuto ben oltre i confini della Sicilia.

Non a caso Favara è conosciuta come la «Città dell’Agnello Pasquale», denominazione attribuita ufficialmente con una delibera dell’Amministrazione comunale nel 2005 e “sancita” sulla segnaletica turistica collocata nei vari ingressi del centro urbano. Un titolo che racconta il legame profondo tra la città e un dolce che, nella sua semplicità apparente, racchiude una straordinaria ricchezza di lavorazione e creatività.
Dal 1997, in prossimità delle festività pasquali, Favara ospita, con l’ organizzazione dell’ Amministrazione Comunale, della Pro Loco Castello e di altri enti, associazioni ed Istituzioni scolastiche, la tradizionale Sagra dell’Agnello Pasquale, un appuntamento che mette in mostra vere e proprie opere d’arte realizzate dai pasticceri locali. Non semplici dessert, ma creazioni modellate con pazienza e maestria, capaci di trasformare mandorla e pistacchio in figure sorprendenti, espressione di una tradizione che si tramanda da quel ricettario dell’ Ottocento custodito dalle suore del Collegio di Maria e si rinnova con le nuove generazioni.
Un patrimonio gastronomico che ha conquistato anche palati illustri. Il dolce favarese è stato infatti offerto e apprezzato da cinque Pontefici: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco. Dolce che ha conquistato anche attori famosi, politici nazionali, la signora Mitterrand, cantanti, calciatori, come Totò Schillaci, il bomber di Italia 90.

Un percorso prestigioso per una specialità nata dalla sapienza artigianale del territorio e diventata dunque ambasciatrice di Favara nel mondo.
L’Agnello Pasquale viene esportato in diversi Paesi e promosso attraverso importanti fiere agroalimentari e turistiche. Ogni occasione è buona per raccontare Favara attraverso i suoi sapori, le sue tradizioni e la capacità dei suoi artigiani di custodire un’identità forte, riconoscibile e originale.
La promozione, però, non passa soltanto dalle esposizioni e dagli appuntamenti ufficiali. Anche il calcio, a modo suo, contribuisce a far conoscere questa eccellenza.
Ogni domenica, allo stadio «Bruccoleri», la dirigenza della CastrumFavara, in occasione delle gare del campionato di Serie D, rende omaggio alla società ospite con il caratteristico dolce. Un gesto di benvenuto che unisce sport, ospitalità e promozione territoriale, trasformando il prepartita in un’occasione per presentare agli avversari e ai loro accompagnatori uno dei simboli più dolci della città.

Se fino a ieri erano i pasticceri a modellare l’Agnello Pasquale con le proprie mani, oggi sembra che anche le nuvole abbiano deciso di cimentarsi nell’impresa. La forma apparsa nel cielo di Favara ha qualcosa di poetico e ironico allo stesso tempo: proprio mentre la città continua a raccontare la propria tradizione attraverso sagre, fiere, sport e iniziative promozionali, la natura sembra aver preparato una vetrina tutta sua.
Naturalmente, le nuvole non hanno bisogno di conoscere la storia della pasticceria favarese per assumere forme familiari. Eppure, quando a riconoscere una figura è una comunità che in quell’immagine ritrova un simbolo della propria identità, la coincidenza acquista un significato particolare.
Così, tra mandorla, pistacchio e fantasia, Favara può concedersi una piccola soddisfazione: quella di vedere il suo dolce più rappresentativo evocato persino lassù, tra le nuvole.
Dopo aver conquistato le tavole pasquali, viaggiato per il mondo, fatto visita alle istituzioni e trovato spazio persino nel rituale dell’ospitalità calcistica, l’Agnello Pasquale sembra aver trovato un nuovo canale promozionale, decisamente insolito e gratuito.
Perché a Favara la tradizione è talmente radicata che, almeno per un momento, pare non conoscere confini. Neppure quelli del cielo.
