Il primo a parlare di Pino Tragna, del suo riconoscimento di vittima innocente di mafia, è stato il collega giornalista Gioacchino Schicchi. Lo hanno evidenziato più volte nel corso della serata di SiciliaTarget per presentazione del libro “L’ultima estate di un uomo perbene”, lo stesso autore Carmelo Sardo, ed i familiari. In relazione a ciò abbiamo chiesto al collega di scriverci una nota che ricordasse quei fatti. Ve la proponiamo..
“E’ il 2016 quando, per la prima volta, leggo il nome di Giuseppe Tragna. Lo scopro per caso, tra le righe di una sentenza del Tar Sicilia. Una delle tante che consulto e consultavo ogni giorno alla ricerca di notizie. Di Tragna sapevo poco o nulla: sono nato nel 1984 e quella stagione la conoscevo solo conto terzi.
E’ leggendo l’atto che mi appare immediato davanti agli occhi cosa stesse accadendo: due pezzi dello Stato che si arroccavano dietro le proprie posizioni, ignorando persino l’esito delle sentenze penali, e una famiglia che tentava di riabilitare il nome del proprio congiunto, affinchè ottenesse il riconoscimento di vittima di mafia.
Una categoria in cui, per il Ministero della Giustizia, Pino Tragna non poteva rientrare, perché “mascariato” dal racconto dei pentiti, che lo volevano giustiziato per questioni di tutt’altro tipo. Una linea, quella tenuta da Roma, che non cambiò nemmeno dopo che la Prefettura di Agrigento modificò la propria linea di condotta, ammettendo che – come era stato provato dalla Giustizia – si era trattato di un omicidio di mafia e Tragna era una vittima innocente, uccisa per essersi frapposto ad interessi criminali mai del tutto chiariti.
Passeranno 4 anni da quel primo passo, e la famiglia (nella foto in primo piano la moglie Mariella ed il figlio Gero) ha dovuto combattere a lungo perché lo Stato restituisse la dignità della memoria a una persona perbene, come lo definisce nel suo bel libro l’amico Carmelo Sardo. Una famiglia che ho avuto l’onore di conoscere quando, subito dopo i primi articoli, si presentò alla redazione del quotidiano La Sicilia per incontrarmi, per capire come mai mi stessi occupando di quella storia che nessuno vedeva.
Mi parlarono del loro padre, del loro marito, mi mostrarono delle foto di famiglia. Mi dissero che si sentivano soli. Ho continuato a seguire la vicenda amministrativa fino alla sua attesa conclusione e ho continuato, soprattutto, a ricordare – a partire dalle istituzioni – che la memoria di Tragna meritasse di essere onorata. Come ancora, purtroppo, non è stato fatto. E forse, dico forse, qualcuno dovrebbe almeno assumersi la responsabilità di chiedere scusa.
Oggi, e gran merito va dato proprio al loro coraggio e alla loro determinazione, la storia di Giuseppe Tragna non va più raccontata a bassa voce e merita di essere esempio per tutti, a partire dalle giovani generazioni, di cosa significa essere un eroe “normale”.
Gioacchino Schicchi

