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Rubinetti asciutti a Maddalusa, la protesta arriva fino al Papa: «L’acqua è un diritto, non un favore»

Rubinetti a secco da oltre due mesi, famiglie esasperate e un grido d’aiuto che supera i confini della provincia.

Alessandra Russo, residente nella contrada Maddalusa, popolosa zona alle porte di Agrigento che si estende in prossimità del fiume Akragas e abitata stabilmente durante tutto l’anno da centinaia di famiglie, ha deciso di scrivere una lettera al Papa per denunciare la drammatica emergenza idrica che sta colpendo il quartiere.

Un gesto nato dopo quello che la cittadina definisce «il silenzio assoluto delle istituzioni». Prima della lettera indirizzata al Santo Padre, la donna aveva già contattato il sindaco, gli enti competenti e inviato il testo anche al vescovo di Agrigento, senza ottenere – sostiene – risposte concrete.
«Siamo nel 2026 e a Maddalusa siamo costretti a vivere senza acqua. Una vergogna senza fine che calpesta la dignità di tante famiglie», denuncia Russo, sottolineando come, nonostante l’assenza del servizio, le bollette continuino ad arrivare regolarmente.

«L’acqua è un diritto fondamentale, non un favore da chiedere in ginocchio».
Nella lettera, la cittadina descrive una situazione ormai diventata insostenibile: «Da oltre due mesi stiamo vivendo una gravissima emergenza idrica: dai nostri rubinetti non esce una goccia d’acqua». Una condizione che, secondo quanto scrive, mette a rischio soprattutto anziani, malati e bambini.

Tra i passaggi più significativi del messaggio inviato al Pontefice vi è il riferimento alle motivazioni che sarebbero state fornite ai residenti. «Ci viene risposto che l’erogazione ci viene negata perché risiediamo in abitazioni nate in passato da condizioni di abusivismo. Pur comprendendo il valore della legalità – scrive Russo – crediamo fermamente che la sete e l’igiene non possano essere usate come punizione. Negare l’acqua significa negare il diritto alla vita».
La lettera richiama anche i principi espressi nell’enciclica Laudato si’, ricordando che l’accesso all’acqua potabile è riconosciuto come un diritto umano essenziale, fondamentale e universale. Non manca, infine, un riferimento alla visita odierna del Papa a Lampedusa.

«Assistiamo a un doloroso paradosso – si legge –: la Protezione Civile si sta giustamente mobilitando con imponenti trasporti di autobotti per garantire ogni servizio logistico e idrico in vista del Suo prossimo arrivo a Lampedusa. Questa disparità dimostra che i mezzi e le risorse ci sono, ma vengono attivati solo per i grandi eventi, mentre i residenti vengono lasciati senza acqua nella quotidianità». Concludendo il suo appello, Alessandra Russo affida al Pontefice la speranza che la sua autorevole voce possa richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità e rompere quello che definisce «un muro di indifferenza».

La vicenda riaccende i riflettori sul problema dell’approvvigionamento idrico nelle contrade agrigentine, dove numerosi residenti chiedono da tempo interventi strutturali e soluzioni definitive per garantire un servizio essenziale che, ricordano, rappresenta un diritto fondamentale per ogni cittadino.

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