Le lucertole, anche se attive tutto l’anno, si osservano più frequentemente durante la stagione calda. Infatti i lacertidi, come tutti rettili, a differenza di mammiferi e uccelli, sono animali a sangue freddo e pertanto il loro grado di attività dipende dalla temperatura esterna.
Le specie riscontrabili in Sicilia sono essenzialmente la Lucertola campestre (Podarcis siculus), la Lucertola di Wagler (Podarcis waglerianus), il Gongilo (Chalcides ocellatus) e il Ramarro occidentale (Lacerta bilineata).

Come tutti i rettili, un po’ per un ancestrale e innato timore verso queste creature, anche le lucertole non godono di molta simpatia e spesso alcuni vengono considerate pericolose o addirittura velenose. Non è il caso della lucertola campestre, cioè quella più comune e facile da vedere anche in ambienti urbani, che spesso si abitua a tal punto alla presenza umana fino ad avvicinarsi anche a brevissima distanza senza alcun timore. Diversamente dalla lucertola campestre le altre tre specie elencate sono più elusive e difficili da vedere.

La Lucertola di Wagler è una specie endemica della Sicilia e delle Egadi, piuttosto simile alla campestre ma con preferenza per habitat prativi e meno propensa a frequentare muri rocce e alberi. Probabilmente questa diversità di habitat spiega la compresenza delle due specie con le stesse abitudini alimentari nelle medesime aree che in tal modo non avrebbero motivo di entrare in competizione. Questa specie presenta spesso una livrea dai colori più brillanti, sottogola e pancia tendente al color arancio chiaro, zampe più corte più adatte a camminare che ad arrampicarsi.

Delle specie presenti in Sicilia, il Ramarro occidentale è il più appariscente sia per le dimensioni che per la colorazione che, soprattutto nel periodo riproduttivo, assume colori accesi con il capo che soprattutto nei maschi si presenta di uno splendido azzurro. In alcuni posti della Sicilia viene chiamato Guardal’omini forse perché in presenza di persone tende ad alzare la testa sollevandosi sugli arti anteriori, guardando appunto gli uomini dritto in faccia. Secondo una credenza del tutto infondata, invece, l’epiteto si riferisce alla sua capacità di lottare contro serpenti velenosi e di tenerli lontani, la loro presenza farebbe quindi da guardia contro rettili pericolosi.

Il Gongilo, tra tutti, è il più timido ed elusivo, ha zampe molto corte e livrea lucida ma non molto appariscente. Ha movimenti piuttosto lenti e, per questo, per evitare i predatori tende più a nascondersi che a fuggire. A questo povero animale sono associate molte credenze tutte quante tendenti a considerarlo velenoso o capace di soffocare i bambini lattanti. Forse da quest’ultima credenza derivano alcuni degli nomi dialettali con cui è noto in Sicilia. Una consolidata credenza gli attribuisce una predilezione per il latte per cui tenderebbe a succhiarlo dai lattanti intrufolandosi nella loro bocca allo scopo di succhiare loro il latte assunto con la poppata. Ciò sarebbe causa di soffocamento del bambino rimasto senza fiato per l’ostruzione provocata dal rettile da cui il nome di Tirasciatu che in alcune località è abbreviato con Tiru.
La verità è che sono tutti animali che si nutrono soprattutto di insetti e altri piccoli animali e a loro volta costituiscono alimento per altri animali, ognuno “ingranaggio” di quella “macchina” che chiamiamo ecosistema in cui ogni parte ha un ruolo e svolge un compito. Nessuno è inutile! In questa macchina, però, spesso si introducono fattori di disturbo capaci di alterarne anche significativamente il funzionamento. È il caso dei gatti, cacciatori artificiali estranei all’ecosistema. Per non parlare dell’uomo e della sua ignoranza, nonostante l’elevata scolarizzazione.


