martedì, Gennaio 20, 2026
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In natura tutti sono utili e necessari e il rifiuto non esiste

di Stanislao Salvaggio

Un Calabrone orientale (Vespa orientalis), detto anche vespa orientale, ripreso nell’atto di predare una vespa (Vespula sp.). L’aggettivo “orientale” non deve trarre in inganno allarmare, come sta invece accadendo confondendola con altre specie come la Vespa mandarina e la Vespa velutina di provenienza asiatica.

Il Calabrone orientale è presente in Italia da migliaia di anni soprattutto in Sicilia e nel meridione e, al momento, a causa dei cambiamenti climatici, è in espansione verso il settentrione, generando timori talvolta esagerati. Il termine “orientale” si riferisce alla sua distribuzione orientale relativamente al bacino del mediterraneo.

Foto 1

Come le vespe e le api è dotato di pungiglione e, viste le dimensioni, pungendo inietta una maggiore quantità di veleno. Come conseguenza, il dolore che ne deriva è più forte e le eventuali reazioni allergiche delle persone predisposte possono essere più gravi. Per fortuna non si tratta di una specie molto aggressiva, fatta eccezione nel caso in cui senta minacciato il nido costruito per ospitare le proprie larve da cui si svilupperanno gli adulti. Vista la “pericolosità”, qualcuno potrebbe pensare che sarebbe meglio se non esistessero. Niente di più sbagliato! Pensiamo soltanto a quanti insetti altrettanto “fastidiosi” i calabroni eliminano: un solo individuo di calabrone orientale per alimentare le proprie larve può predare centinaia di altri insetti che vengono masticati con le possenti mascelle e portate al nido. Gli adulti si alimentano di nettare (foto 1) e nel frattempo, al pari delle api e di tanti altri insetti, imbrattandosi di polline e spostandosi di fiore in fiore, contribuiscono alla riproduzione delle piante. In natura i termini “dannoso”, “inutile”, “pericoloso”, “fastidioso” e così via, non hanno senso; ogni specie svolge un ruolo all’interno di quella complessa macchina che è un ecosistema. Ogni sua parte controlla altre parti e, a sua volta, è controllata da altre componenti. Solo a queste condizioni tutto funzione, rimane in equilibrio e sopravvive, se viene a mancare una parte si creano squilibri non sempre compensabili.

Foto 2

Già, e chi controlla il calabrone asiatico? Sono altri insetti e, soprattutto gli uccelli insettivori. Uno dei più efficaci predatori dei calabroni è il bellissimo e coloratissimo Gruccione (Merops apiaster) che dalla tarda primavera a fine estate è presente e nidificante nelle nostre regioni. Durante il resto dell’anno vive in Africa subsahariana e durante la migrazione può percorrere anche 15.000 chilometri. Nella foto 2 (un po’ mossa, per la verità) un Gruccione colto nel momento in cui ha catturato proprio un calabrone orientale e, prima di ingoiarlo, lo sta agitando energicamente tra il becco allo scopo di eliminare il veleno del pungiglione.

Foto 3

E se il Calabrone orientale muore per altre cause? La natura non spreca nulla, non conosce il concetto di “rifiuto”, tutto ciò che contiene ancora energia e nutrienti (proteine ecc.) viene riutilizzato da altri esseri viventi. Il rifiuto è solo una invenzione umana! Nella foto 3 un calabrone orientale che viene letteralmente smontato pezzo per pezzo da un gruppo di formiche.

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