C’è stato un tempo in cui amministratori pubblici locali, regionali ed anche nazionali, presidenti di Enti e Società pubbliche, si presentavano davanti ai giornalisti, ed attraverso loro ai cittadini, con le conferenze stampa, incontri, confronti diretti.
Un momento di comunicazione istituzionale cercato, voluto e programmato. Per tracciare, ad esempio, il bilancio di fine anno, non con una relazione unilaterale, ma con un contradditorio, un botta e risposta per spiegare, argomentare, esporre. ma anche ricevere stimoli, accettare critiche ed ammettere eventuali errori.
Il prefetto Salvatore Caccamo, proprio ieri ha dato vita ad una bella Conferenza stampa di fine anno dove i giornalisti non sono stati solo semplici uditori, ma parte attiva.
Questo tipo di comunicazione, oggi, per molti attori del territorio, non sembra contemplato. Siamo entrati nell’era dei post e dei selfie autocelebrativi: un like come se fosse un voto, un consenso. Chi amministra “un potere” sembra, non abbia voglia di essere messo in discussione. In certi casi non c’è neanche un comunicato stampa, con la comunicazione che si riduce così ad un post sul profilo social.
Ma la democrazia non può vivere di monologhi. La politica è confronto, ascolto, assunzione di responsabilità. Una conferenza stampa, per sua natura, impone il contraddittorio: i giornalisti chiedono, ed i cittadini attraverso loro pretendono risposte. Ed è proprio questo che oggi molti sembrano voler evitare: la domanda scomoda, il chiarimento dovuto, l’ammissione di errore.
Chiariamolo, la comunicazione sui social non è di per sé un male. Se usata con intelligenza e trasparenza, può avvicinare le istituzioni alle persone, raccontare ciò che si fa giorno per giorno. Ma quando diventa l’unica forma di comunicazione, quando l’immagine prende il posto dei contenuti e sembra solo propaganda, siamo di fronte a un grave impoverimento della democrazia.
È bene ricordarlo con forza: i cittadini non sono follower. Sono persone che hanno diritto a essere informate davvero, a porre domande, a ottenere spiegazioni. L’acqua che non arriva, il servizio rifiuti che non funziona, l’ufficio che non da servizi.
Se non torneremo ad apprezzare il valore del confronto e della complessità, ci ritroveremo con un’enorme galleria di selfie… e una democrazia molto più piccola.
