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Il Presidente dell’Antimafia Cracolici :”La Regione Sicilia è un bancomat per la politica”

 “Questa Regione è vissuta come un bancomat a cui attingere in ogni modo e con qualunque mezzo”. Con parole dure, il presidente della Commissione Antimafia dell’Ars, Antonello Cracolici, ha aperto la seduta parlamentare dedicata alla presentazione della relazione annuale sull’attività svolta dalla commissione, lanciando un severo monito sulla situazione politica e amministrativa in Sicilia.

Cracolici ha espresso in apertura “piena solidarietà all’onorevole Margherita La Rocca Ruvolo per gli insulti ricevuti nell’esercizio delle sue funzioni di parlamentare”, quindi ha affrontato il tema centrale del suo intervento: “Un’amministrazione regionale piegata a interessi e intermediazioni, distante dai cittadini e preda di predatori che costruiscono consenso attorno alla macchina pubblica”.

Nel suo discorso, il presidente dell’Antimafia ha sottolineato come le recenti inchieste che hanno coinvolto dirigenti, funzionari e amministratori pubblici abbiano messo in luce “una burocrazia ormai asservita alla politica”.
“Le storie emerse – ha aggiunto – ci mostrano una macchina amministrativa in cui la fedeltà personale prevale sulla legalità, con vertici e ruoli apicali nominati sulla base di logiche di appartenenza più che di merito”.

Cracolici ha rivendicato il lavoro svolto dalla commissione durante l’ultimo anno, parlando di un’“antimafia del fare” basata sull’ascolto dei territori e sulla concretezza delle proposte legislative. Tra i risultati ricordati: la legge “Liberi di scegliere” (n.24 del 5 giugno 2025), che mira a sottrarre i figli dei boss mafiosi al destino criminale delle famiglie d’origine; la legge regionale n.28 del 2024, che istituisce un fondo da 4 milioni di euro per il credito alle imprese confiscate e alle start-up agricole sui terreni sottratti alla mafia; e la legge n.29 del 2025, che stanzia 15 milioni di euro per impianti di videosorveglianza nei comuni siciliani privi di risorse.

Nella sua relazione, Cracolici ha evidenziato anche le criticità nei sistemi di controllo, definendole “un problema strutturale della Sicilia”.
“Vale per la sanità – ha ricordato – come dimostra il caso dell’Istituto zooprofilattico, dove per anni non c’è stata vigilanza, ma anche per le concessioni demaniali alla società Italo-Belga, dove non è stato chiesto il certificato antimafia a un’azienda che opera in regime di subappalto e ha legami familiari con persone vicine a Cosa nostra”.

Secondo Cracolici, “la situazione è allarmante”: una parte della classe politica siciliana sarebbe “chiamata a rispondere di comportamenti che hanno abbassato la soglia di attenzione e il rispetto delle regole”. Ha puntato il dito contro “bandi comunicati a una ristretta cerchia di amici” e una sanità “gestita come centro di favori e malaffare”, denunciando un sistema in cui i cittadini “pagano ogni giorno inefficienze e disuguaglianze”.

“Se passa il messaggio – ha avvertito – che solo la magistratura può fare da argine, la politica diventerà sempre più debole e subordinata alla logica del favore”.

Nella parte finale del suo intervento, Cracolici ha commentato anche le recenti vicende politiche che hanno coinvolto la maggioranza di centrodestra e l’ex presidente Totò Cuffaro.
“La decisione del presidente Schifani di rimuovere la Dc dalla coalizione è una prima risposta – ha detto – ma non basta. Galleggiare in attesa del prossimo scandalo è il miglior favore che possiamo fare a chi pensa che l’illegalità non abbia alternative. Servono atti forti per aprire una nuova fase e restituire onorabilità ai cittadini di questa terra”.

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