“A Palermo circola una quantità d’armi che ci preoccupa: ci sono una serie di indicatori che ci dicono che la situazione sta precipitando. Le armi stanno diventando uno status symbol, come l’ultimo modello di telefonino, in pratica oggi conti se sei armato. Dobbiamo rompere i modelli culturali di cosa nostra”.
Lo ha detto il presidente della Commissione Antimafia all’Ars, Antonello Cracolici, nel corso della tappa a Palermo che conclude la seconda mappatura sullo stato di Cosa nostra in Sicilia.
“Sono portato a escludere che ci sia un interesse di cosa nostra nel delitto di sabato scorso a Palermo – ha aggiunto Cracolici – ma sempre più la cultura mafiosa sta diventando attrattiva per le nuove generazioni e questo è un tema su cui tutti dobbiamo interrogarci. L’uso dei social, l’idea dell’arricchimento facile fanno presa sulle fasce più deboli della popolazione. La mafia sta cambiando pelle ed è ancora la principale emergenza in Sicilia perché incide sulla corruzione, sull’economia, sulla sicurezza, ecco perché tutti noi abbiamo il dovere di fare di più e meglio”.
Dopo l’ascolto del comitato per l’ordine e la sicurezza, la commissione Antimafia regionale ha ascoltato la procuratrice generale presso la corte d’Appello di Palermo, Lia Sava e il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia e, a conclusione, i sindaci della provincia, prime sentinelle del territorio. La diffusa circolazione di droga e armi le principali emergenze rilevate.
“Faremo la commissione Antimafia allo Zen la prossima settimana per dare il segnale che il quartiere non è Maranzano, ma è fatto da persone che studiano e lavorano ogni giorno e che non possono più restare in silenzio, altrimenti saranno travolte”.
