Ben 56 conflitti coinvolgono attualmente 92 Paesi. Numeri che sintetizzano stragi infinite, storie di deportazioni di massa, violenze su donne e bambini, uso di armi micidiali, ma soprattutto evidenziano la ricerca dell’uomo di sopraffare un altro essere umano per fattori economici e geopolitici. Come si legge nel Preambolo dell’Atto Costitutivo dell’Unesco “«… le guerre hanno origine nello spirito degli uomini ed è nello spirito degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace”.

Alla vigilia del passaggio della Carovana della Pace, prevista tra poche ore a Favara, la casa editrice “Medinova” ha stilato un documento dal titolo “Cultura è pace universale” che sarà presentato e distribuito nel corso dei due cortei che alle 10.30 del 4 settembre partiranno da Piazza Don Giustino e Piazza Giarritella per confluire nella centrale Piazza Cavour di Favara, paese recentemente gemellato con Gaza City.
Ne abbiamo parlato con il dottore Antonio Liotta, editore di Medinova, scrittore, poeta, da sempre impegnato in politica e nella promozione culturale.

Perché questa iniziativa da parte della sua casa editoriale?
“Medinova con gli uomini e le donne di cultura che ne fanno parte, nel condannare l’uso delle armi e il ricorso alle guerre per risolvere conflitti, nel dichiararsi contro ogni guerra, ritengono che bisogna riappropriarsi della fondamentale importanza che ha la cultura e del ruolo che sa svolgere per edificare un mondo di Pace nella promozione dei valori universali quali la vita, la giustizia e l’uguaglianza”.
Che importanza ha il passaggio della Carovana della Pace a Favara?
“Significativo e che premia una comunità che in tante occasione ha gridato un “No” ad ogni tipo di conflitto e che ha sempre promosso aiuti umanitari ospitando anche profughi di guerre”
Quanto è importante “alzare la voce” in questo momento storico?
“E’ tempo di rompere il silenzio delle Istituzioni, di uscire dal sonno della ragione, di liberarci dall’indifferenza; è tempo di agire, fare e fare bene. In particolare, oggi, mentre si realizzano azioni di terrorismo pianificato da parte di uno Stato contro un popolo che ci riporta indietro nel tempo degli orrori del nazifascismo. Oggi siamo alla pulizia etnica, all’utilizzo della fame e della sete come armi di guerra violando ogni principio internazionale. Sulla Striscia di Gaza è avvenuto, avviene tutto questo con intensificazione per realizzare la deportazione di massa di milioni di persone, per tagliare le radici al Popolo Palestinese”.
Ma la cultura come può facilitare percorsi di pace?
“Quello che sta avvenendo è intollerabile. Va superato nella certezza che la cultura può e deve portare alla pace universale. La cultura serve per non vivere da servi, porta ad un affinamento delle coscienze e ad un progressivo distacco dai beni materiali e dal potere inteso come sopraffazione di cui sono assetati ed a un tempo vittime i popoli belligeranti. La cultura si coniuga con la resistenza, è resistenza, difesa della democrazia, dei diritti umani, della libertà di essere e di esistere, di vivere e prosperare in pace. E’ generatrice di creatività, immaginazione, solidarietà, condivisione. E’ istruzione, conoscenza, rispetto del passato, sviluppo del futuro. La cultura è costruzione dell’etica del noi, dell’accoglienza senza diversità di sesso, colore della pelle, religione, è integrazione consapevole, perché siamo tutti figli di questa Terra”
Crede che queste iniziative e manifestazioni possano sortire effetti su chi ha deciso di continuare a “fare la guerra”?
“Non possiamo rimanere con le TV accese e assistere passivamente ad un genocidio continuo. La cultura sa vincere le guerre, sa mettere fiori nei cannoni, sa dirottare missili e droni, sa disinnescare bombe. Per tutto questo, chiediamo l’immediato cessate il fuoco per ogni conflitto e per fare trionfare la centralità della persona umana con la sua intelligenza e cultura”.
