Ormai è una consuetudine: a Capo Rossello, lido di Realmonte, San Calogero viene portato in spalla in processione sull’arenile, a pochi metri da Rocca Gucciarda, gli scogli, che vengono conosciuti anche come “U zitu e a Zita” legati ad una leggenda con protagonisti due giovani fidanzati.
Su questi scogli nella notte tra il 14 e 15 settembre 2002 morirono ben 37 migranti di origine liberiana. Un’ imbarcazione con oltre 150 persone, puntando il faro di Capo Rossello per un approdo sicuro sulla costa agrigentina, si schiantò su quella roccia provocando una delle prime grandi stragi del Mediterraneo. Fu una notte di grandine e tempesta, con la gente della borgata che prestò i primi soccorsi dando l’ allarme. Una tragedia che segnò tutti e che ogni settembre viene ricordata.
La presenza della statua del Santo Nero è emblematica se si pensa che San Calogero arrivò nel 466 d.C proprio dall’ altra sponda del Mediterraneo, dalla lontana Turchia per rifugiarsi in una grotta del Monte Cronio a Sciacca per una vita da eremita. Un Santo venerato dal popolo in tutta la provincia di Agrigento, da Sciacca a Bari, da Realmonte a Porto Empedocle, da Favara ad Agrigento.
Questa sera gran finale della festa che quest’anno ha avuto pure dedicato uno speciale annullo filatelico dalle Poste Italiane e una mega torta di 450 kg, adornata con ben 400 cannoli siciliani e preparata da decine di pasticceri agrigentini guidati dal pastry chef Giovanni Mangione.

