Nonostante il calo delle temperature e la fine dell’allerta incendi estiva, le fiamme tornano a devastare il territorio. Un vasto rogo è divampato nel pomeriggio in un’area difficile da raggiungere, distruggendo un’ampia porzione di vegetazione. Resta da chiarire l’origine dell’incendio ancora in corso
L’estate è ormai alle spalle, le temperature non sono più quelle dei mesi più caldi e l’allerta incendi che per settimane ha tenuto impegnati vigili del fuoco, Corpo Forestale, forze dell’ordine, Protezione civile ed equipaggi dei Canadair è rientrata. Eppure, a Favara, la periferia continua a bruciare.

Anche a ottobre il fuoco torna a minacciare la macchia mediterranea, cancellando porzioni di verde e lasciando dietro di sé uno scenario di devastazione. Nel pomeriggio di oggi un vasto incendio è divampato a valle di via Che Guevara, lungo la strada d’ingresso per chi arriva da Agrigento, nella zona di contrada San Pietro.
Una lunga lingua di fuoco si è estesa tra la vegetazione, avvolgendo un’ampia area di valloni dove la conformazione del terreno rende particolarmente difficili gli interventi dei soccorritori. Si tratta di zone impervie, nelle quali raggiungere direttamente i focolai può risultare complicato, mentre le fiamme avanzano e divorano la vegetazione spontanea.
L’ennesimo rogo, ancora attivo, riaccende l’attenzione sulle condizioni di un territorio che, troppo spesso, si ritrova a fare i conti con incendi e abbandono di rifiuti. Due fenomeni diversi, ma accomunati dalle conseguenze sull’ambiente, sul paesaggio e sulla qualità della vita dei cittadini.

Con l’arrivo dell’autunno, e in assenza delle temperature estreme che hanno caratterizzato l’estate, è legittimo interrogarsi sulle cause di incendi tanto estesi. L’ipotesi dell’autocombustione non può essere esclusa o confermata sulla sola base delle condizioni meteorologiche, ma il contesto rende necessario accertare con attenzione l’origine delle fiamme.
Al momento, tuttavia, non vi sono elementi sufficienti per attribuire con certezza la responsabilità del rogo a una persona o per affermare che si tratti di un incendio doloso. Saranno gli eventuali accertamenti delle autorità a chiarire se dietro quanto accaduto vi sia un gesto volontario o un’altra causa.

A preoccupare è soprattutto la continuità con cui le aree periferiche vengono colpite. La macchia mediterranea rappresenta un patrimonio naturale prezioso, fondamentale per la biodiversità e per la tutela del suolo. Quando viene distrutta dalle fiamme, il danno non si esaurisce con lo spegnimento dell’incendio: il recupero della vegetazione può richiedere tempo e le conseguenze possono ripercuotersi sull’intero ecosistema.
Il rogo di via Che Guevara è dunque un nuovo campanello d’allarme per Favara e per il consolidamento del vallone.

