lunedì, Gennaio 19, 2026
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Brucia la casa comune

di Stanislao Salvaggio

Quando fotografiamo siamo portati a scegliere inquadrature che escludano tutti gli elementi che a nostro parere disturbano la desiderata immagine finale. Ovviamente la foto ottenuta, come tute la foto, è solo una parziale e personale rappresentazione  della realtà. Nel caso di questa foto è vero il contrario: viene volutamente isolato e rappresentato quanto di più drammatico e disturbante rimane dopo un incendio di vegetazione.

Un modesto arbusto che chissà quanti anni ha impiegato per crescere e quante difficolta ha dovuto affrontare, in pochi secondi, è stato ridotto in cenere e carbone, restituendo all’ambiente tutta l’energia che aveva immagazzinato e la CO2 che aveva immobilizzato e sottratto all’atmosfera. Chissà quanti insetti e quanti uccelli si erano nutriti delle sue foglie dei suoi frutti, quanto riparo e quanta ombra e sollievo aveva offerto, quanto humus si era formato sotto la sua chioma! Quante altre piante vi crescevano intorno trovandovi condizioni più o meno adatte alla loro crescita e quanto nutrimento le stesse hanno offerto a insetti, mammiferi, uccelli ed altra fauna “minore” a loro volta risorsa nutritiva per altri animali! In altri termini, quante relazioni tra viventi in questo piccolo ambito sono state interrotte e cancellate in una manciata di tempo per colpa di qualche deficiente/delinquente?

Non si pensi che il problema riguardi solo le piante perché con esse durante un incendio muoiono anche gli animali che non riescono a sfuggire alle fiamme e anche il suolo non sarà più lo stesso perché avrà perso fertilità e resistenza all’erosione. L’ambiente, cioè la casa in cui viviamo tutti, perderà complessità e stabilità e sarà meno sano e ospitale per tutti. Ovviamente vale anche per la specie umana che, dentro i suoi comodi appartamenti, dotati di tutti i confort, è portato a pensare che l’ambiente all’esterno dalle proprie quattro mura non sia anch’esso la sua casa.

Detto questo, invito chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui a fare una considerazione: la foto si riferisce ai resti di un arbusto su una superficie di circa 10 metri quadrati, mentre ogni anno – solo nella provincia di Agrigento – viene percorsa dal fuoco una superficie di alcune migliaia di ettari (a seconda delle annate da 5.000 a 10.000 ettari); tenuto conto che un ettaro corrisponde a 10.000 metri quadrati, per capire il danno sulla superficie di un ettaro bisognerà immaginare la somma di mille di questa immagine, di conseguenza, nella migliore delle ipotesi (superficie percorsa dal fuoco pari a 5.000 ettari) bisognerà immaginare la ripetizione di cinque milioni di questa foto. Proviamo ora a immaginare quanti animali nella provincia saranno morti o non troveranno nutrimento e ricovero e quanto suolo diventerà instabile e facile preda dell’erosione che lo porterà disordinatamente e rapidamente a valle invadendo strade e luoghi abitati.

Anche se dopo le auspicabili piogge del prossimo autunno tutto tornerà verde non illudiamoci, non sarà come prima, avremo un “casa” più fragile, più povera e meno sana.

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