Si avvia nella fase decisiva l’iter per l’istituzione della Riserva Naturale Orientata nella suggestiva fascia costiera che si estende da Punta Bianca a Monte Grande. L’Assessorato regionale al Territorio ed Ambiente ha trasmesso ai comuni di Agrigento e Palma di Montechiaro la nota per l’eventuale osservazioni, da parte di privati, enti, organizzazioni sindacali, cooperativistiche e sociali, entro trenta giorni dalla pubblicazione degli atti.
La futura Riserva si estenderà per ben 576,15 ettari, in un territorio che si estende tra il capoluogo e Palma di Montechiaro. Ma la vicenda interessa molto anche gli abitanti di Favara, comune che pur non affacciandosi sulla marna bianca, registra tante proprietà private ed aziende intestate a cittadini favaresi.
E’ comunque il territorio palmese quello maggiormente interessato con ben 293,2 ettari, di cui 173,5 in Zona A, porzione di territorio dove insistono più vincoli.
Il tratto di costa è costituito da un ecosistema litorale di eccezionale unità paesaggistica. Dal punto di vista vegetazionale l’area presenta diversi habitat di interesse comunitario con percorsi di graminacee, scogliere con vegetazione delle coste mediterranee, dune bianche, pareti rocciose calcaree. Varia è anche la macchia mediterranea composta da piante rare e presenti solo in pochissimi tratti della costa meridionale della Sicilia.
Importante per la fauna la presenza, sulle pendici di Monte Grande, di brevi corsi d’acqua, di stagni e di sorgive che garantiscono, anche durante la stagione secca, la permanenza di piccole aree umide; i numerosi habitat ospitano una fauna terrestre diversificata e una ricca avifauna utilizza l’area come zona di nidificazione.
Da un punto di vista geologico importante è la formazione rocciosa che caratterizza Punta Bianca costituita da una parete di marna di colore bianco, la formazione di Monte Grande con la presenza di falesie calcaree con affioramenti gessosi e solfiferi.
La Riserva si prefigge anche di proteggere i fondali, ricchi di posidonia oceanica.
Riserva: ecco le attività consentite in zona A:
Nella zona A della riserva sarà consentito effettuare sugli immobili esistenti gli interventi di manutenzione ordinaria, di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia. Potranno anche mutare le destinazioni d’uso degli immobili oggetto degli interventi solo se strettamente funzionali al proseguimento delle attività ammesse o funzionali all’attività di gestione dell’area protetta. Su strade, piste, mulattiere e sentieri esistenti potranno effettuarsi lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria nel rispetto delle attuali caratteristiche planoaltimetriche.
Inoltre si potranno realizzare strutture mobili in legno o altro materiale naturale esclusivamente per le finalità di gestione, qualora nell’area di riserva non vi siano manufatti da utilizzare a tale funzione, previo nulla osta dell’Assessorato regionale territorio e ambiente.
Le attività agricole e zootecniche esistenti alla data di istituzione della riserva (purché condotte a livello di impresa agricola) potranno effettuare mutamenti di colture nell’ambito delle coltivazioni tradizionali della zona, in considerazione delle esigenze proprie dei cicli colturali. Eventuali trasformazioni di tipo diverso, che possono modificare il paesaggio agrario caratteristico della zona o che comportino movimenti di terra, devono essere sottoposte a preventivo nulla osta dell’ente gestore. Il pascolo, compatibilmente con gli interventi di gestione naturalistica, sarà consentito nei limiti necessari ad assicurare il mantenimento e il ripristino della copertura vegetale e la rinnovazione naturale.
Si potrà praticare l’escursionismo, la balneazione e le immersioni
Ecco cosa sarà vietato in zona A:
Non potranno essere realizzate nuove costruzioni, apertura di nuove strade e piste ed esercitare qualsiasi attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio.
Sarà vietata la demolizione e ricostruzione degli immobili esistenti, fatta eccezione per i casi di comprovata precarietà, mantenendo la stessa cubatura e destinazione d’uso e nel rispetto degli elementi tipologici e formali tradizionali.
Non si potranno aprire cave e miniere ed esercitare attività estrattive, nonché asportare materiale e scavare pozzi, realizzare opere di presa e distribuzione di acqua, cisterne, salvo che queste ultime non siano ad esclusivo servizio dell’agricoltura di abitazioni esistenti in zona A.
Tra i tanti divieti anche quello della movimentazione del terreno, la realizzazione di discariche, l’asportazione di rocce, fossili e reperti, la pratica della caccia e l’uso di esplosivi, impiantare nuove serre, impiantare strutture balneari anche mobili, accendere fuochi all’aperto; svolgere attività pubblicitaria, organizzare manifestazioni folkloristiche e sportive; esercitare attività sportive e ricreative che compromettano l’integrità ambientale e la tranquillità dei luoghi, quali automobilismo, trial, motociclismo, motocross, uso di quad, deltaplanismo, kitesurf, pratica di soft-air e similari;
praticare qualsiasi forma di pesca e di raccolta di fauna e flora marina; esercitare attività di acquacoltura nonché interventi per l’incremento delle risorse ittiche;
Attività di ricerca scientifica
In tutto il territorio dell’area protetta può essere svolta attività di ricerca scientifica da parte di soggetti qualificati.
Lo Scoglio Patella è destinato a protezione integrale e vi sono ammessi solo attività di ricerca scientifica e monitoraggio ambientale, previa autorizzazione dell’ente gestore.
