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Incidente in moto: muore Annibale D’ Elia il visionario pugliese innamorato di Farm e di Favara

Il dirigente della Regione Puglia, morto oggi pomeriggio a 56 anni in un incidente in moto a Bari, aveva riconosciuto nell’esperienza di Farm un modello di rigenerazione culturale e sociale. Florinda Saieva: «Un immenso dolore»

“Favara è la dimostrazione vivente che qualsiasi città ha una possibilità”. È una delle frasi più significative lasciate da Annibale D’Elia, morto oggi pomeriggio a 56 anni in un incidente in moto sulla strada della Marina, tra San Giorgio e Torre a Mare, a Bari. Parole che raccontano il suo legame con Favara e la stima per Farm Cultural Park, realtà con cui condivideva una visione della cultura come motore di cambiamento e strumento di crescita delle comunità.
La notizia della sua scomparsa ha colpito profondamente anche Florinda Saieva e Andrea Bartoli, fondatori di Farm Cultural Park, il progetto che ha trasformato i Sette Cortili di Favara in un punto di riferimento internazionale per la rigenerazione urbana e culturale.
Florinda Saieva ha affidato ai social il proprio cordoglio con poche, significative parole: «Un immenso dolore».
D’Elia era direttore del dipartimento Cultura, Istruzione, Turismo e Diritti Civili della Regione Puglia, incarico al quale era stato nominato lo scorso giugno dalla giunta presieduta da Antonio Decaro. Secondo le prime informazioni, la moto sulla quale viaggiava si sarebbe schiantata contro un muro. I soccorsi del 118 si sono rivelati inutili.
Esperto di innovazione sociale e politiche giovanili, D’Elia aveva dedicato una parte significativa del proprio percorso professionale ai temi della rigenerazione urbana, della partecipazione e dello sviluppo culturale dei territori.
Nel suo pensiero, Favara rappresentava un esempio concreto di come una città possa reinventarsi attraverso la cultura e la capacità di coinvolgere le persone.
«Farm è un luogo dell’educazione e della conoscenza», scriveva in un articolo D’Elia, descrivendo una realtà che andava ben oltre gli spazi espositivi tradizionali. Per lui, Farm Cultural Park era un laboratorio in cui l’arte incontrava le grandi questioni del presente, favorendo il confronto tra culture, idee ed esperienze.
Un approccio che trovava espressione anche in Countless Cities, la Biennale delle Città del Mondo, iniziativa capace di mettere in dialogo differenti modelli urbani e di portare a Favara uno sguardo internazionale.
D’Elia aveva compreso soprattutto il valore sociale del progetto ideato da Florinda Saieva e Andrea Bartoli: la capacità di trasformare un’esperienza culturale in un’opportunità di crescita per l’intera comunità.
Florinda Saieva ed Andrea Bartoli con le figlie
Particolare attenzione riservava alle iniziative educative di Farm, come SOU, la scuola di architettura per bambini, e Prime Minister, la scuola di politica per giovani donne. Esperienze che considerava strumenti importanti per formare cittadini consapevoli, capaci di partecipare alla vita pubblica e di diventare protagonisti del cambiamento.
«Farm è un luogo in cui si pensa e sperimenta il futuro», scriveva, sottolineando come frequentare questi spazi significasse mettersi in discussione, riflettere sui propri valori e trovare ispirazione per migliorare la realtà circostante.
Nel suo racconto emergeva anche il valore di un turismo capace di lasciare qualcosa alle persone, andando oltre la semplice visita di un luogo. Richiamando un’espressione dell’amico Paolo Grigolli, parlava di «turismo valoriale»: un’esperienza in cui la conoscenza si intreccia con la scoperta di idee, relazioni e nuovi modi di vivere i territori.
D’Elia ricordava, inoltre, come l’esperienza di Farm avesse ispirato giovani e meno giovani in Sicilia, Calabria, Puglia e in altre regioni italiane ad avviare nuovi processi di comunità.
Un riconoscimento significativo per un progetto che, partendo dal centro storico di Favara, ha contribuito a diffondere una diversa idea di rigenerazione urbana: non soltanto recuperare luoghi, ma creare opportunità, relazioni e prospettive per le nuove generazioni.
Il messaggio di Florinda Saieva, «Un immenso dolore», racchiude la tristezza per una perdita improvvisa e il valore di un rapporto costruito sulla condivisione di idee e obiettivi.
D’Elia aveva saputo riconoscere in Farm non soltanto un’esperienza di successo, ma un progetto culturale capace di dimostrare concretamente che anche le città considerate periferiche possono diventare protagoniste del cambiamento.
Per la comunità di Farm, il suo ricordo resta legato a questa capacità di guardare oltre i confini geografici e alle potenzialità delle persone, riconoscendo nella cultura una leva fondamentale per costruire il futuro.
“Favara è la dimostrazione vivente che qualsiasi città ha una possibilità”. È questa la frase che oggi restituisce meglio il senso del legame di Annibale D’Elia con la città di Favara e con Farm Cultural Park: un riconoscimento che diventa testimonianza di quanto la cultura possa generare cambiamento, aprire nuove strade e dare alle comunità la forza di immaginare il proprio futuro.

“Ci sono persone che, quando se ne vanno, lasciano un vuoto.
E altre -dice Andrea Bartoli- che, insieme al vuoto, lasciano qualcosa di così grande che non sappiamo nemmeno come chiamarlo.
Annibale è certamente una di queste”.

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