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Il derby Favara – Licata finisce tra le polemiche, pessima la direzione di gara dell’arbitro Gargano

La terza giornata del campionato di Serie D, girone I, turno infrasettimanale, regala emozioni, conferme e soprattutto un finale destinato a far discutere. Al centro della scena c’è il derby agrigentino tra CastrumFavara e Licata, terminato 1-1 al “Bruccoleri”, una partita che i padroni di casa hanno accarezzato di vincere a lungo e che il Licata è riuscito a riacciuffare quando ormai sembrava tutto finito.

Un pareggio che lascia l’amaro in bocca ai locali, un derby intenso e combattuto, ma soprattutto segnato dalle decisioni arbitrali. Il direttore di gara, Gargano della sezione di Bologna, pessima la sua direzione, è finito al centro delle proteste del pubblico e dei giocatori del Favara per una conduzione giudicata dai padroni di casa incerta e caratterizzata da alcune decisioni fortemente contestate.

Il primo episodio destinato a far discutere arriva già nel corso della gara, con l’espulsione di Bubacarr Marong, reo di aver reagito a un brutto fallo subito. Un’ingenuità che lascia il Favara in inferiorità numerica, nonostante la squadra di Iunco fosse stata fino a quel momento protagonista di una prestazione convincente. Eppure, prima dell’espulsione, il Favara aveva avuto il merito di indirizzare la partita dalla propria parte. Fortunato, rapido nel finalizzare un pregevole assist di Tripoli, realizza il vantaggio. Il Favara domina la prima parte della gara, costruisce occasioni e dà l’impressione di poter trovare anche il raddoppio. Il Licata, invece, appare impacciato e poco incisivo.

Poi l’inferiorità numerica cambia inevitabilmente il copione. La squadra favarese è costretta a stringere i denti, ma non rinuncia a giocare. Anche nella ripresa, nonostante l’uomo in meno, sono i padroni di casa ad andare vicinissimi al secondo gol: prima Tripoli, poi Conti, con una doppia conclusione salvata sulla linea, fanno tremare la retroguardia licatese.
Non mancano le proteste anche nell’altra area di rigore licatese, per un presunto fallo commesso da Schembari, episodio sul quale i padroni di casa chiedono con insistenza la concessione del penalty.

Quando il match sembra ormai incanalato verso una vittoria sofferta ma meritata del Favara, arriva un altro episodio destinato a infiammare il finale. L’arbitro concede un calcio di rigore al Licata per un presunto fallo di mano di Bellingardo. Dal dischetto va Minacori, ma Di Silvestro si supera e respinge il tiro con il piede. Sembra il momento della liberazione per il Favara. La tribuna e la curva esplodono, il “Bruccoleri” spinge la squadra di Iunco verso gli ultimi istanti di una partita diventata una vera battaglia.

Ma la gara non finisce quando, secondo quanto contestato dai padroni di casa, avrebbe dovuto finire. Dopo i sei minuti di recupero indicati dall’arbitro, il gioco prosegue ancora per circa 54 secondi. Ed è proprio in questo intervallo aggiuntivo che arriva la beffa: Minacori trova il guizzo che vale l’1-1 e trasforma la gioia del Licata nella rabbia del Favara. Il punto non è soltanto il risultato finale. È soprattutto il modo in cui è maturato. La protesta del Favara si concentra sulla gestione del recupero e sul fatto che il triplice fischio non sia arrivato al termine dei sei minuti inizialmente indicati. Una situazione che inevitabilmente alimenta discussioni e recriminazioni, soprattutto perché il gol del pareggio arriva proprio negli ultimi secondi di quel tempo supplementare.

Alla fine resta un 1-1 che premia il carattere del Licata e lascia al Favara la sensazione di aver visto sfumare una vittoria costruita con coraggio, anche in inferiorità numerica. Il nervosismo del dopo gara, dentro e fuori dal terreno di gioco, testimonia quanto fosse alta la tensione. Ecco il commento in sala stampa di mister Iunco al microfono di Giuseppe Piscopo

 

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