Due misure cautelari eseguite dalla Squadra Mobile di Agrigento nell’ambito dell’inchiesta su un presunto sistema illecito nella gestione delle pratiche per la cittadinanza italiana iure sanguinis
La Polizia di Stato di Agrigento ha eseguito, nella mattinata del 4 settembre, due provvedimenti cautelari divenuti definitivi dopo la sentenza del 3 settembre della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha rigettato i ricorsi presentati dagli indagati.

Gli agenti della Sezione Reati contro la Pubblica Amministrazione e il Patrimonio della Squadra Mobile hanno arrestato e condotto nella Casa circondariale di Agrigento il titolare di un’agenzia d’affari, destinatario della custodia cautelare in carcere. L’uomo è indagato, a vario titolo, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso, corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio, nonché concorso in riciclaggio e autoriciclaggio.
Contestualmente è stata eseguita la misura interdittiva della sospensione per sei mesi dall’esercizio del pubblico ufficio nei confronti di un’ispettrice della Polizia Locale del Comune di Porto Empedocle, indagata per ipotesi di falso.
Le misure rappresentano l’esito di una complessa attività investigativa della Squadra Mobile, coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento, avviata nel maggio 2023 e conclusa nell’aprile 2025. Al centro degli accertamenti un presunto sistema illecito legato alla gestione delle pratiche amministrative per il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis a cittadini di origine brasiliana.
L’inchiesta ha portato alla denuncia di 23 persone, ritenute, allo stato degli atti e nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, coinvolte a vario titolo in ipotesi di corruzione, falso, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.
Le misure erano state inizialmente respinte dal Gip del Tribunale di Agrigento. La Procura aveva quindi presentato appello al Tribunale del Riesame di Palermo, che aveva accolto le richieste dell’accusa disponendo i provvedimenti cautelari. La loro esecuzione è stata resa possibile dalla decisione della Cassazione del 3 settembre, che ha rigettato i ricorsi degli indagati.
L’inchiesta aveva già portato, l’11 maggio scorso, all’esecuzione di ulteriori provvedimenti cautelari nei confronti di altri due indagati, sempre nell’ambito del medesimo procedimento.

