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Cinquant’anni dopo la maturità, la III E del Liceo Empedocle di Agrigento si ritrova: “Il nostro cuore è ancora quello di allora”

Cinquant’anni dalla maturità classica, ma per un giorno il tempo sembra essersi fermato. La III E del liceo classico Empedocle si è ritrovata per celebrare un anniversario speciale, riannodando il filo di un’amicizia nata tra i banchi di scuola e capace di resistere a mezzo secolo di vita, professioni, famiglie, cambiamenti e inevitabili capelli bianchi.

A riabbracciarsi, riavvolgendo il nastro del tempo, Concetta Accurso, Angela Alfano, Andrea Butera, Leonardo Fragapane, Ubaldo Gargano, Donatella Gueli, Cettina Lauricella, Luigi Mazzocchio, Gianfranco Miccichè, Amedeo Perconti, Michele Riggio, Giuseppe Spampinato, Teresa Tinaglia, Carmelina Urso e Valeria Vella.

Un legame che, evidentemente, non si è mai spezzato. Del resto, i compagni della III E avevano già dimostrato la loro volontà di ritrovarsi nel 2017, quando si erano riuniti per festeggiare i 40 anni dal diploma. Dieci anni dopo, eccoli nuovamente insieme, con ancora più ricordi da condividere e la stessa complicità di allora.

La rimpatriata nel 2017, in occasione dei 40 anni dal diploma classico

A dare voce all’emozione dell’incontro è stata la dottoressa Teresa Tinaglia, che ha rivolto ai compagni una lettera di affetto, attraversata dalla memoria ma soprattutto dalla gioia di ritrovarsi. “Che effetto fa dirlo oggi, a cinquant’anni esatti dalla nostra maturità classica- ha ricordato la dottoressa Teresa Tinaglia- guardarsi intorno in questa stanza e vedere  annullata ogni distanza e cancellato mezzo secolo in un solo istante”.

Parole che racchiudono il senso di una rimpatriata nella quale il passato non è stato soltanto ricordato, ma quasi rivissuto.

E sono proprio gli episodi degli anni  del liceo a rendere ancora più particolare la storia della III E. Ci sono i professori rimasti impressi nella memoria: la professoressa Giacone, «con cui tutto è iniziato», le interrogazioni e il «timore reverenziale» per il professore Vetro, lo sguardo fermo e le lezioni del professore Di Caro e persino la curiosa «presenza/assenza» di padre Messana.

Una foto della classe al quarto ginnasio

Ma tra i ricordi della classe ce n’è uno che, ancora oggi, strappa un sorriso e che potrebbe tranquillamente entrare negli annali del liceo Empedocle.

È la storia di un giovanissimo supplente di matematica, arrivato in classe con l’intenzione di spiegare equazioni e teoremi e finito invece per applicare, scherzosamente, «il teorema dell’amore». Il giovane insegnante avrebbe infatti conquistato la studentessa considerata «la più bella e la più brava della classe». Quello che all’epoca sembrava un semplice gossip da corridoio, da raccontare durante la ricreazione, si trasformò invece in una storia vera: i due si sono sposati e oggi sono felicemente nonni.

Un piccolo episodio che racconta bene lo spirito di quegli anni: studio e disciplina, certo, ma anche amicizie, ironia, complicità e quelle storie nate quasi per caso che finiscono per diventare parte della memoria collettiva di una classe.

“Le versioni di greco e latino sono passate da un pezzo – ha ricordato ancora Teresa Tinaglia – ma l’impronta che quei professori ci hanno lasciato è semplicemente indelebile”.

A cinquant’anni dal diploma, ciascuno ha preso la propria strada, diventando adulto, professionista, genitore e, in alcuni casi, nonno. Eppure, davanti agli amici di sempre, sembra riemergere il ragazzo o la ragazza di allora. “Dentro le nostre giacche e dietro qualche capello bianco (o mancante!) – ha detto ancora Tinaglia – batte lo stesso identico cuore indisciplinato dei ragazzi della nostra sezione di cinquant’anni fa”.

La serata ha avuto anche un momento di particolare intensità nel ricordo dei compagni che non ci sono più: Donato, Monduccia, Emilio, Angelo, Michele e Peppe. Un pensiero silenzioso e affettuoso, senza però trasformare l’incontro in una celebrazione della nostalgia.

“Il loro ricordo è seduto a tavola accanto a noi”, ha scritto la dottoressa Tinaglia, con un’immagine capace di restituire tutta la forza del legame che continua a unire la classe.

E proprio lo spirito goliardico ha prevalso sulla malinconia.

“Niente lacrime definitive, ragazzi – è il messaggio della lettera – perché il classico ci ha insegnato a resistere a tutto, persino al tempo che passa”.

Una battuta che fotografa perfettamente il clima della serata, tra ricordi, risate e la consapevolezza di essere invecchiati, sì, ma «decisamente bene» — almeno secondo il simpatico autogiudizio della classe.

L’incontro si è concluso nel segno della convivialità e dell’affetto, con un brindisi alla salute, all’amicizia e a quella «giovinezza che non scade mai». A suggellare simbolicamente il momento, i presenti hanno apposto la propria firma su un attestato, lasciando così una testimonianza concreta di questa nuova pagina della storia della III E.

Un modo semplice ma significativo per dire che cinquant’anni dopo quel diploma, tra versioni di latino ormai lontanissime, vecchie interrogazioni e aneddoti che continuano a far sorridere, la III E dell’Empedocle è ancora una classe. E, soprattutto, è ancora una squadra.

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