Ci sono storie che raccontano una carriera. E poi ci sono storie che raccontano una vita intera. Quella di Bubacarr, oggi arrivato a Favara per vestire la maglia gialloblù in Serie D, appartiene alla seconda categoria: è la storia di un ragazzo che ha inseguito il sogno di diventare calciatore attraversando confini, difficoltà e un mare che avrebbe potuto spezzare quel sogno per sempre.
Tutto comincia in Gambia, nella sua città natale, Sanchaba. Bubacarr ha appena sei anni quando dà i primi calci a un pallone. Per lui il calcio non è soltanto un gioco: è il mondo nel quale immagina il proprio futuro. Crescendo, comprende però che per trasformare quel sogno in un vero mestiere dovrà andare lontano. Lontanissimo.

In Italia vede una possibilità concreta: quella di diventare calciatore, ma anche quella di poter aiutare la propria famiglia. Dopo la morte del padre, infatti, sua madre è rimasta l’unica persona a occuparsi dei figli. Bubacarr sa che partire significa affrontare l’ignoto, ma anche provare a costruire qualcosa per sé e per chi è rimasto a casa. Dal Gambia comincia così il lungo viaggio verso nord. Attraversa Senegal, Mali, Burkina Faso e Niger, fino ad arrivare in Libia. Qui il pallone deve momentaneamente lasciare spazio alla necessità di sopravvivere e di mettere da parte il denaro necessario per continuare il viaggio. Bubacarr trova lavoro in uno stabilimento della Pepsi e per tre mesi lavora duramente, risparmiando quanto può. Poi arriva il momento della partenza.
Nel 2016 affronta la traversata del Mediterraneo su un gommone. Un giorno in mare, sospeso tra la paura e la speranza. Dall’altra parte c’è la Sicilia, c’è Trapani e, soprattutto, c’è la possibilità di ricominciare.
Arrivato in Italia, viene accolto nel centro di prima accoglienza per minori di Carini, nell’ex Hotel Azzolini. È lì che il destino gli offre il primo vero assist verso il suo sogno. Nel cemento del campo di calcetto del centro di accoglienza, Bubacarr continua a giocare. Non ha uno stadio, non ha un contratto, non ha nemmeno la certezza di poter essere tesserato. Ha soltanto un pallone e la voglia di correre dietro a quel pallone.

Quelle partite vengono notate da Salvatore Tedesco, che decide di dargli una possibilità. Prima lo porta dal fratello Giacomo, poi, dopo appena due giorni di allenamento, gli organizza un provino con il Ribolla, allenato da Paolo Calafiore.
Bubacarr convince sul campo. Ma fuori dal campo trova un altro ostacolo: la burocrazia. I documenti mancanti e il suo status di rifugiato, uniti alla giovane età, impediscono il tesseramento. Per un intero anno continua comunque ad allenarsi, aspettando che qualcosa possa cambiare.
Nel frattempo viene trasferito prima a Piana degli Albanesi e poi a Palermo, al Centro Astalli. Il suo percorso italiano sembra ancora una volta in salita, ma Bubacarr non smette di allenarsi e non smette di credere nel calcio.
Quando diventa maggiorenne, Paolo Calafiore lo porta con sé alla Parmonval. È il momento in cui il sogno comincia finalmente ad assumere i contorni di una carriera. Nella stagione 2017-2018 arriva la convocazione nella rappresentativa regionale; l’anno successivo, 2018-2019, Bubacarr gioca 29 partite nel campionato di Eccellenza. Poi il gran salto nel Palermo, con la gloriosa maglia rosanero. Al “Barbera” disputerà due campionati in serie D e poi in serie C. Poi si trasferisce a Vallo della Lucania, in Campania per giocare con la Gelbison. Poi in Puglia, a Taranto in maglia rossoblù, dove si rivede quel mare Mediterraneo a lui familiare.

Da quel piccolo campo di cemento di Carini, dove un ragazzo arrivato dal Gambia cercava semplicemente un pallone con cui giocare, la strada lo porta oggi a un nuovo traguardo: la maglia gialloblù del Favara e la Serie D. Un difensore centrale forte, fisicamente e caratterialmente, ma soprattutto un ragazzo che conosce il valore di ogni allenamento, di ogni partita e di ogni opportunità.
Perché per Bubacarr il calcio non è mai stato soltanto novanta minuti.
È stato il sogno iniziato a sei anni a Sanchaba. È stata la speranza di poter aiutare sua madre. È stato il lavoro in Libia per conquistarsi la possibilità di attraversare il mare. È stata una traversata nel Mediterraneo verso un Paese sconosciuto. È stato un campo di cemento in un centro di accoglienza. E oggi il sogno continua su un campo sintetico, il “Bruccoleri” di Favara, in una città terra di immigrati ed emigrati e che sa cosa significa stare lontano da casa.
Il sogno, quello cominciato con i primi calci a un pallone in Gambia, continua. E questa volta Buba lo inseguirà in Serie D per regalare emozioni al popolo gialloblù con l’ obiettivo di difendere la quarta serie nazionale di calcio.
