La parlamentare agrigentina, già Sindaca di Porto Empedocle, terra di frontiera, denuncia “lo sciacallaggio politico sulla pelle dei disperati”
“Di fronte alla tragedia di Ceuta, dove decine e decine di persone hanno perso la vita nel disperato tentativo di raggiungere l’Europa, la prima parola avrebbe dovuto essere una sola: pietà. Pietà per uomini, donne e bambini morti inseguendo il diritto a una vita dignitosa. Invece, ancora una volta, assistiamo alla cinica strumentalizzazione politica del dolore umano”.

È la dichiarazione di Ida Carmina, parlamentare del M5S che da sindaca di Porto Empedocle, porto di frontiera e luogo simbolo del Mediterraneo, ha vissuto il dramma delle migrazioni.
“Ho accolto troppe bare restituite dal mare. Ho visto arrivare i corpi senza vita delle vittime dei naufragi, ho pianto le giovani donne del tragico “naufragio delle donne, ho custodito nel cuore l’immagine delle due gemelline di pochi mesi che non sono riuscite ad arrivare vive in Europa e lo sguardo disperato della loro madre. Porto Empedocle non ha accolto soltanto migranti: ha accolto i morti del Mediterraneo, dando loro dignità quando tutto il resto era stato negato”.
Sono immagini, queste, che non si cancellano e che impediscono di guardare a tragedie come quella di Ceuta con freddezza o indifferenza.

“Faccio mie le parole di monsignor Corrado Lorefice – ci dice Ida Carmina- che invita a non ridurre quanto accaduto a Ceuta a un semplice problema di ordine pubblico. Anche se esistono evidenti responsabilità e possibili regie politiche dietro questi eventi, non possiamo dimenticare che davanti a noi ci sono esseri umani e il dramma di un mondo profondamente diseguale. Alimentare l’allarme di una presunta invasione significa ignorare le vere cause delle migrazioni e smarrire il senso stesso della nostra umanità.
L’immigrazione è una questione europea e richiede solidarietà, responsabilità condivisa e una gestione comune. Non può diventare terreno di propaganda, né l’ennesimo scaricabarile tra gli Stati membri. Pensare di lasciare soli i Paesi di frontiera significa condannare l’intera Europa al fallimento.
Al centro deve esserci sempre la persona umana e la sua dignità. Un essere umano non è un oggetto né uno strumento di pressione politica. Prima ancora di discutere di confini, occorre fermarsi davanti a quei morti e domandarsi perché tutto questo sia accaduto, quali siano le cause profonde delle migrazioni e dove risiedano le reali responsabilità.
Non possiamo inoltre ignorare che questa vicenda si inserisce in un quadro geopolitico estremamente delicato. È legittimo interrogarsi sulla tempistica degli eventi, anche alla luce dei recenti sviluppi nei rapporti tra l’amministrazione Trump e il Regno del Marocco e delle tensioni che interessano Ceuta. Su questi aspetti servono chiarezza e verità, non propaganda”.

