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Favara: la carità non si butta sul marciapiede. L’ennesima denuncia di don Davide

Ancora una volta il marciapiede adiacente all’ex Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, in via Rovereto, viene utilizzato come una discarica a cielo aperto. Una situazione che si ripete con preoccupante frequenza e che mortifica il senso civico, il decoro urbano e la memoria di un luogo profondamente legato alla storia del quartiere.

La carità non si butta per strada e non si prende gioco della legge. Gli abiti e gli altri materiali che vengono abbandonati davanti ai locali dell’ex chiesa, se consegnati alle associazioni competenti, potrebbero rappresentare un aiuto concreto per tante persone in difficoltà. Lasciarli sul marciapiede significa invece trasformare un gesto potenzialmente solidale (se lo scopo della consegna è effettivamente questo) in un atto di inciviltà e degrado.

Questo edificio –ci dice don Davide Burgio, parroco del quartiere – ha accompagnato per decenni la vita di intere generazioni. Vederne gli spazi esterni ridotti a punto di abbandono dei rifiuti significa mancare di rispetto non solo a un bene della comunità, ma anche alla memoria storica di una vasta zona di Favara che merita ben altra considerazione”. Questa immagine, inoltre, racconta una  realtà diffusa in tanti altri quartieri della città, dove una buona parte  di persone ogni giorno non rispettano le regole e non hanno a cuore il bene comune. “Non possiamo permettere -continua Don Davide- che episodi di questo tipo diventino il simbolo della nostra città. La vicenda era già stata denunciata nei mesi scorsi, ma il problema continua a ripresentarsi. Per questo chiediamo una maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine e dell’Amministrazione comunale, affinché vengano intensificati i controlli e adottate misure efficaci per contrastare questi comportamenti. Allo stesso tempo, rivolgiamo un appello ai residenti della zona affinché collaborino segnalando gli autori di tali gesti, contribuendo così alla tutela del territorio”.

Come ricordava Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, «La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare». Un invito che richiama ciascun cittadino alle proprie responsabilità. Il cambiamento passa anche dal rispetto degli spazi pubblici e dalla consapevolezza che la solidarietà e la legalità non possono mai essere abbandonate sul ciglio di un marciapiede.

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