Migliaia di litri di acqua potabile scorrono ogni giorno sull’asfalto di via Kennedy, a Favara. Un fiume silenzioso che continua a riversarsi lungo la carreggiata a causa di una rottura della rete idrica, mentre nelle case i rubinetti restano a secco e i cittadini attendono il proprio turno di distribuzione anche per oltre una settimana, quando tutto va bene.
È il paradosso di una città dove l’acqua c’è, ma finisce in strada anziché nei recipienti delle famiglie. Una situazione che, oltre allo spreco di una risorsa preziosa, desta preoccupazione per i possibili danni alle fondazioni delle abitazioni lambite dal continuo infiltrarsi dell’acqua nel sottosuolo.

Nel frattempo i cittadini sono costretti a fare i conti con una quotidianità fatta di sacrifici. Non è possibile richiedere un’autobotte privata, ma soltanto il servizio garantito da AICA, con tempi di attesa che spesso si sommano a quelli già lunghi della turnazione idrica. Le bollette, però, arrivano puntualmente, mentre dai rubinetti continua a non uscire una goccia. Così, nelle abitazioni si ricorre a ogni possibile espediente per risparmiare: bacinelle d’acqua già utilizzata vengono conservate nei bagni per essere riutilizzate negli scarichi dei servizi igienici, un’immagine che racconta meglio di qualsiasi statistica il disagio vissuto da centinaia di famiglie.
Non è la prima volta che il problema si presenta. Dopo almeno cinque mesi e decine di segnalazioni da parte dei residenti delle vicine vie Mendel e Zaccagnini, AICA era finalmente intervenuta riparando la perdita. La soddisfazione, però, è durata soltanto poche settimane. Proprio nello stesso punto è tornata a riaffiorare l’acqua, trasformando ancora una volta la strada in una sorgente artificiale.
Da qui le domande che i cittadini pongono con sempre maggiore insistenza: chi controlla la qualità dei lavori eseguiti? Le riparazioni vengono effettuate realmente a regola d’arte? Com’è possibile che, dopo così poco tempo, nello stesso identico punto si ripresenti una perdita tanto evidente?

Una situazione analoga si registra anche tra via Kennedy e viale Aldo Moro, all’altezza dello spartitraffico dove sorge la statua della Madonna. Un luogo dove, con amara ironia, molti residenti dicono di rivolgere le proprie preghiere nella speranza di ottenere qualche litro d’acqua in casa.
Ma non c’è quartiere senza perdite idriche, che danno l’immagine di una città colabrodo.
Eppure Favara deve il proprio nome proprio all’abbondanza d’acqua. Furono gli Arabi a chiamarla così per le numerose sorgenti che alimentavano il territorio. Un tempo l’acqua scorreva incessantemente nelle storiche fontane di Burgilamone, Saraceno, Canali, Giarritella e in molte altre. Oggi, invece, continua a scorrere soprattutto lungo le strade, attraverso le numerose perdite della rete idrica che il gestore fatica a eliminare definitivamente.
Un’immagine che sintetizza perfettamente il paradosso di questi tempi: una città che spreca ogni giorno migliaia di litri di acqua potabile mentre i cittadini convivono con razionamenti, turnazioni sempre più lunghe e continui disagi.
Viene allora spontaneo riprendere un vecchio modo di dire, trasformandolo in una domanda tanto semplice quanto attuale: dove si perde davvero l’acqua? Per strada o nelle stanze gestionali?
