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Papa Leone a Lampedusa: “Grazie per il vostro umanesimo, qui il prossimo diventa realtà”

Si è conclusa con un lungo e caloroso saluto di ringraziamento al popolo lampedusano la visita pastorale di Papa Leone XIV nella più grande delle Isole Pelagie.

Prima di lasciare l’isola, il Pontefice ha ricevuto il saluto dell’arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, che ha espresso la gratitudine della Chiesa agrigentina e dell’intera comunità per una presenza destinata a lasciare un segno profondo.

Davanti a circa quattromila fedeli riuniti nello stadio comunale, alla presenza delle massime autorità religiose, politiche, civili e militari della Sicilia e della provincia di Agrigento, Papa Leone ha rivolto un discorso intenso, incentrato sui temi dell’accoglienza, della solidarietà e della dignità della persona umana. Il Pontefice ha ringraziato gli abitanti di Lampedusa per il loro impegno quotidiano, definendolo un autentico esempio di umanesimo vissuto.

 

«Sono venuto a ringraziarvi per quello che fate ogni giorno», ha affermato, sottolineando come l’isola continui a essere un luogo in cui il Vangelo prende forma attraverso gesti concreti di vicinanza e di accoglienza. Papa Leone ha ricordato che il Mediterraneo è da sempre un crocevia di popoli e civiltà e ha richiamato l’immagine degli apostoli che navigavano su queste acque per portare il messaggio di speranza. Sulla scia del magistero di Papa Francesco, ha ribadito che Lampedusa rappresenta oggi una frontiera dell’umanità, dove si misura la capacità del mondo di riconoscere il volto del prossimo. Richiamando la parabola evangelica del buon samaritano, il Papa ha ricordato la strada pericolosa che conduceva da Gerusalemme a Gerico, sulla quale tanti viandanti cadevano nelle mani dei briganti. «Anche oggi – ha spiegato – molti uomini, donne e bambini percorrono strade di sofferenza e di violenza. Il prossimo non nasce, ma si diventa».

Il Santo Padre ha poi rivolto un pensiero alle isole di Lampedusa e Linosa, la parrocchia è presieduta dal favarese don Salvatore Rizzo, ricordando come il mare abbia accolto troppe persone che non hanno avuto la fortuna di raggiungere la riva. «Il Mediterraneo custodisce le storie e i sogni di chi non ce l’ha fatta. I morti di questo mare sono vittime delle decisioni prese e anche di quelle non prese», ha detto, invitando la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità. Nel suo intervento, Papa Leone ha parlato del «miracolo della compassione» che si rinnova ogni giorno sull’isola grazie all’impegno di cittadini, volontari e operatori dell’accoglienza. Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai volontari dell’associazione Lampedusa Solidale, per il servizio prestato senza riserve a favore delle persone più fragili.

Il Pontefice ha salutato anche i migranti presenti alla celebrazione, ricordando che spesso «i poveri aiutano i più poveri» lungo il viaggio della speranza, condividendo quel poco che possiedono. Un gesto che, ha osservato, testimonia come la solidarietà possa nascere anche nelle condizioni più difficili. Concludendo il suo discorso, Papa Leone ha nuovamente espresso la propria riconoscenza alla comunità lampedusana, incoraggiandola a continuare a essere un segno di speranza nel Mediterraneo e un esempio di fraternità per il mondo intero.

 

Un lungo applauso dei presenti ha accompagnato il saluto finale del Pontefice, chiudendo una giornata destinata a entrare nella storia dell’isola.

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