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Crisi idrica senza fine: l’acqua c’è, ma non ce la danno. La protesta dei cittadini e l’appello dei sindaci al Governo regionale

Emergenza idrica senza fine nell’agrigentino. Ma non è una crisi d’acqua, per fortuna gli invasi sono pieni. A causare una turnazioni sempre più pesante che porta i cittadini a protestare con molti amministratori locali preoccupati per l’ordine pubblico è una questione politico-gestionale.

Il nodo centrale della vicenda riguarda i rapporti tra Siciliacque, la società che fornisce l’acqua ai gestori locali  e AICA, il gestore del servizio idrico integrato della provincia. Siciliacque, a causa dei consistenti debiti accumulati da AICA, limita i quantitativi forniti rispetto a quelli richiesti, per cui l’acqua erogata non è sufficiente a garantire una normale distribuzione con ripercussioni dirette sui cittadini, i quali si ritrovano a fare i conti con turnazioni sempre più lunghe pur in presenza di una risorsa che, secondo molti amministratori e cittadini, dovrebbe  essere resa disponibile in misura maggiore.

La questione assume anche una forte valenza istituzionale. Siciliacque è infatti una società partecipata dalla Regione Siciliana e vede la presenza di soggetti riconducibili alla sfera pubblica nazionale. Per questo non si tratti soltanto di una controversia economica tra società, ma di una questione che chiama direttamente in causa le responsabilità delle istituzioni regionali e nazionali chiamate a garantire un servizio essenziale.

Nei giorni scorsi era arrivato un primo segnale positivo con l’autorizzazione, da parte di Siciliacque, di un incremento temporaneo della portata destinata ad AICA pari a 60 litri al secondo. Un aumento che tuttavia è stato confermato soltanto per il mese di giugno, mentre ogni decisione successiva è stata rinviata alla definizione di accordi finanziari strutturali tra le parti. Una situazione resa più drammatica dai continui guasti alle condotte idriche. Proprio alcuni recenti cedimenti della rete hanno provocato ulteriori sospensioni dell’erogazione e l’allungamento dei turni in diversi comuni. Come a Favara, dove in alcune zone, si registrano attese che arrivano fino a dodici giorni tra una distribuzione e la successiva.

Oggi sono scesi in piazza i cittadini di Canicattì e Licata, a  testimonianza del livello di esasperazione raggiunto dalla popolazione. Famiglie, anziani, attività commerciali e operatori turistici si trovano a convivere con una condizione che non può più essere considerata ordinaria e che rischia di compromettere seriamente la qualità della vita e l’economia del territorio.

Si registra anche l’intervento del presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, che si fa interprete delle preoccupazioni espresse dai sindaci dell’intera provincia. “Non possiamo affrontare l’estate con l’incertezza sull’acqua. Chiediamo un incontro urgente al Presidente Schifani. Non stiamo difendendo soltanto un servizio essenziale – conclude Pandolino –  ma il diritto delle nostre comunità a vivere, lavorare e accogliere dignitosamente chi sceglie di visitare o ritornare nella nostra terra”.

“Come sindaci – ci dice Antonio Palumbo – abbiamo chiesto un incontro urgente con il Presidente Schifani, per cercare una soluzione a questo dramma, affinché la questione venga affrontata con la massima urgenza. La strada e la soluzione definitiva può passare solo dalle decisioni del Governo regionale”

 

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