HomeAltre notizieUn cortile di Favara dedicato al maestro Michele Parlato

Un cortile di Favara dedicato al maestro Michele Parlato

La toponomastica cittadina ricorda il maestro di scuola elementare Michele Parlato, figura storica dell’istruzione favarese, punto di riferimento della popolazione quando il paese usciva dalla guerra nella povertà economica e culturale e l’analfabetismo regnava nelle case.

Con delibera n. 50 del 28 maggio 2026 la Giunta Municipale presieduta dal sindaco Antonio Palumbo ha intitolato al maestro Parlato il cortile dove visse gran parte della sua vita e dove morì nel 1999, nel cuore della città, sull’asse di via Margherita che unisce il Cortile dei Sette Cortili, sede della famosa Farm Cultural Park al Collegio di Maria.

Una intitolazione che contestualmente corregge un errore presente nel cortile stesso, da sempre intitolato all’Arciprete Salvaggio, intitolazione doppia in altro sito denominato “Cortile Arciprete”. Erano stati alcuni residenti del cortile ad evidenziare i problemi legati al recapito della posta e altri disguidi ed anche il consigliere comunale Pasquale Cucchiara aveva segnalato tale “doppia” denominazione, proponendo all’amministrazione l’intitolazione alla memoria di Michele Parlato e salvaguardare al tempo stesso la figura dell’Arciprete Salvaggio. Proposta che ha ricevuto parere favorevole dalla Seconda Commissione Comunale “Assetto del Territorio” presieduta da Massimo Milazzo, con i voti dei consiglieri Rino Castronovo, Mariagrazia Agnello, Salvatore Fanara e Carmelo Sanfratello.

Il Maestro Parlato con una classe numerosa in una foto del 1953

Ma chi è stato e perchè viene ricordato dalla popolazione, soprattutto quella di una certa età, il maestro Parlato? Come detto è stato un insegnante di scuola elementare che amava le lezioni di italiano e di tutte le discipline (allora c’era il maestro unico) con un metodo che coinvolgeva gli alunni, basato su regole di vita, educazione civica, amore per la Patria e per il proprio paese. Inoltre Michele Parlato amava la musica ed ha “contagiato” tantissime generazioni nell’ascolto di musiche classiche, liriche e testi che hanno scritto la storia musicale italiana.

E’ sua ancha la composizione di alcune strofe dell’ inno dedicato alla propria città, “Viva Favara”, con quel suo attacco dedicato ai “surfarara” e alla gente che lavorava una terra “biniditta e cara”. Inno che è stato tramandato, per generazioni, nelle scuole e che spesso è stata la colonna sonora di tanti gruppi folk locali nelle tournée estere. Uomo perbene ed elegante, in molti lo ricordano nelle sue lunghe passeggiate nel corso principale del paese, sempre cordiale nell’incontrare i suoi ex alunni, e nell’assidua frequenza alle funzioni religiose in Chiesa Madre, la cui cupola si alza a poche decine di metri dalla propria abitazione. Fu uno dei principali confratelli della Società “San Vincenzo de Paoli”, attività di volontariato che lo portò per quasi tutta la vita ad incontrare gente bisognosa.

A Favara insegnò in via Bers. Urso, nella scuola conosciuta dai favaresi con il toponimo “A Guardia” e poi in Via Agrigento, dove animò laboratori scolastici teatrali e musicali. In precedenza insegnò in Calabria, in una sede disagiata presso una scuola di campagna, frequentata con grandi difficoltà di mobilità dai figli di contadini che prima di andare a scuola si alzavano all’alba per lavorare nei campi. In Sicilia, prima dell’arrivo in un’aula a Favara, insegnò ad Ioppolo Giancaxio, piccolissima comunità che poteva essere raggiunta a bordo di un asino.

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