Non c’è pace per la storica Fonte Canali, il sito che ha dato il nome all’omonimo quartiere nel centro storico di Favara. Una sorgente conosciuta e utilizzata sin dagli albori della città, la cui origine risale intorno al 1200, rappresentando per secoli un punto di riferimento fondamentale per la comunità locale.
La fonte è stata infatti, da sempre, un importante abbeveratoio e luogo di approvvigionamento idrico non soltanto per gli abitanti del quartiere, ma anche per quanti avevano necessità di trasportare acqua nelle proprie abitazioni, nelle campagne o per dissetare gli animali.
Da anni, però, quello che un tempo era un simbolo di vita e di aggregazione è diventato sinonimo di degrado e abbandono. La riqualificazione realizzata alcuni decenni fa aveva l’obiettivo di valorizzare l’area e restituirle dignità, ma qualcosa evidentemente non ha prodotto i risultati sperati. Oggi la fonte non può più essere utilizzata e versa in uno stato di progressivo deterioramento, così come l’intero quartiere che si sviluppa dall’abbeveratoio fino ai piedi del medievale Castello Chiaramonte.
Negli ultimi giorni (più di una settimana ci dicono) si è aggiunto un nuovo e preoccupante capitolo a questa lunga vicenda di incuria e degrado. Acqua proveniente dalla canalizzazione sta infatti fuoriuscendo dai pozzetti e riversandosi lungo la strada, crea disagi e alimenta ulteriormente il senso di abbandono che caratterizza la zona. A testimoniare la situazione sono le eloquenti fotografie inviate dai lettori alla nostra redazione, così come le numerose segnalazioni pervenute da residenti e cittadini che chiedono a gran voce un intervento immediato.
C’è anche chi osserva come, si poteva pensare, oltre che a progettare nuove opere e nuovi interventi sul territorio, a concentrare risorse e attenzioni sul recupero e sulla valorizzazione di ciò che già esiste. La Fonte Canali rappresenta infatti un pezzo importante della storia di Favara e meriterebbe un serio progetto di conservazione e riqualificazione, capace di restituire decoro e funzionalità a un luogo che per secoli ha svolto un ruolo centrale nella vita della città.

Così scrive lo storico Carmelo Antinoro nel suo sito favara.biz a proposito della Fonte Canali. “Nel cuore del centro storico di Favara, sopra uno sperone di roccia, nonostante le manomissioni ed il disordine edilizio-urbano circostante, da oltre sette secoli si erge ancora imponente e con severità il castello dei Chiaramonte, opera maestosa ad uso prevalentemente residenziale ed anticamente legato ad una cinta muraria fortificata turrita, con muri di grande spessore.
Una delle due porte della cinta fortificata, ancora esistente, anticamente si apriva su un ripido viottolo che portava a valle, verso la sorgente che ha dato vita all’abitato di Favara. Consapevole della inscindibile relazione intercorrente fra la fonte Canali ed il Castello, l’associazione SiciliAntica di Favara nel 1999 ha esplorato un cunicolo alle spalle dell’attuale bevaio di largo Canali. I risultati sono stati di notevole spessore per la conoscenza e cultura storica locale. In particolare si tratta di un cunicolo della lunghezza di circa 10 m., da dove l’acqua sorgiva defluisce incuneandosi in un solco in pietra, fino ad arrivare all’attuale bevaio.
Il cunicolo, percorribile dall’uomo, sfocia in una piccola caverna naturale sotto la via Reale, in fondo alla quale sgorga l’acqua, la vera e propria sorgente Canali. Non è un caso il fatto che il simbolo del Comune di Favara, coniato fra agosto e settembre 1883, riporta un castello moresco su una rocca, sotto cui sgorga l’acqua. Da quanto accertato emergerebbe che agli albori dei primi insediamenti, cioè intorno alla seconda metà del 1200 d. C., la fonte doveva trovarsi nel suo stato naturale, a parte un arco in pietra sul masso, sotto cui sgorga l’acqua, recante la data 1751, epoca a cui sarebbe da riferire non soltanto l’arco, ma, cosa più importante, l’espansione del tessuto urbano fra via Reale e Largo Canali, periodo in cui in quel luogo era pure ubicata la bocceria, ovvero il macello comunale. Secondo alcune testimonianze di anziani del luogo, alla fine del cunicolo esisteva una diramazione conducente al castello.
