A trentaquattro anni da quella ferita che ha cambiato per sempre la storia d’Italia, la memoria torna a vivere tra i corridoi di una scuola, negli occhi dei bambini e nel silenzio carico di emozione di un’intera comunità.
Nell’atrio dell’Istituto Comprensivo “Falcone-Borsellino” di Favara è stato inaugurato questa mattina un intenso e suggestivo diorama che riproduce la drammatica scena della strage di Capaci del 23 maggio 1992, l’attentato mafioso in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
L’opera porta la firma dell’artista Calogero Dalli Cardillo, padre di un alunno dell’istituto, ed è nata da un percorso didattico condiviso con i ragazzi della redazione de “L’Albero”, il giornale scolastico diretto da Giuseppe Piscopo e online dal 2012. Un laboratorio di memoria e giornalismo che ha coinvolto i giovani studenti in un’attenta analisi dei fotogrammi di quella tragedia: le auto distrutte, il cratere sull’autostrada, il dolore di un Paese intero. Da quel lavoro di studio e riflessione è nato il plastico, simbolo concreto di una memoria che continua a parlare alle nuove generazioni.

“Nel 2012 era stata collocata una lavagna nera con il bassorilievo dei giudici Falcone e Borsellino in quella celebre immagine ormai entrata nella storia – ha dichiarato la dirigente scolastica Maria Vella –. Oggi è un altro giorno destinato a restare nella memoria del nostro istituto. Quest’opera rappresenta un ricordo perenne di chi ha sacrificato la propria vita al servizio dello Stato”.
La dirigente ha poi sottolineato il valore della collaborazione tra scuola e famiglia: “Questa realizzazione a più mani dimostra quanto sia fondamentale offrire ai ragazzi stimoli sani, guidandoli lungo i sentieri della legalità e lontano da ogni forma di devianza”.

Accanto al diorama è stata collocata anche un’opera realizzata dalla docente Ivana Arancio con la tecnica del pirografo: una Sicilia che rinasce dalle proprie ceneri come un’Araba Fenice, immagine potente di speranza e riscatto.

La cerimonia, inserita nel programma della Festa della Legalità, ha visto la partecipazione di numerose autorità civili, militari e religiose: la viceprefetto Elisa Vaccaro, il questore Tommaso Palumbo, il sindaco di Favara Antonio Palumbo, la presidente del Consiglio comunale Miriam Mignemi, il comandante della Tenenza dei Carabinieri Paolino Scibetta, il tenente di vascello Sara Pioppo della Capitaneria di Porto e l’arciprete don Nino Gulli, insieme a rappresentanti di associazioni ed enti del territorio. Presente anche Confcommercio Agrigento, che ha contribuito alla realizzazione del diorama.
L’evento, coordinato da Giuseppe Piscopo, ha avuto il taglio di una vera narrazione giornalistica e documentale, costruita attraverso testimonianze, musica, teatro e riflessioni. Assenti per impegni concomitanti i giornalisti Felice Cavallaro e Salvatore Cusimano, tra i primi cronisti a raccontare la strage di Capaci nel 1992, intervenuti però con due videomessaggi carichi di commozione.
Particolarmente toccanti gli interventi degli studenti, autentico cuore della manifestazione. Due piccoli alunni della scuola dell’infanzia hanno impersonato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, mentre altri ragazzi hanno ricordato i bambini innocenti vittime della mafia. Emozionanti anche le interviste dedicate a figure simbolo dell’antimafia come Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, e Piera Aiello, cognata di Rita Atria.
Tra i momenti più intensi, la drammatizzazione dell’“attentatuni” tratta dal libro “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando, che ha riportato alla memoria il dolore e il coraggio di quei giorni. Le note de “I Cento Passi”, accompagnate dalla coreografia del corpo di ballo diretto da Carmelina Vita, l’interpretazione di “Signor Tenente” di Giorgio Faletti eseguita da Beata Occhipinti e il brano “Siamo Capaci”, dedicato alla strage del 23 maggio, hanno trasformato la cerimonia in un profondo momento collettivo di memoria, coscienza e speranza.
A Favara, ancora una volta, la scuola si conferma presidio di legalità e luogo in cui il ricordo non resta fermo nel passato, ma diventa impegno quotidiano per costruire futuro.
