A ottant’anni dal suo assassinio, la figura di Gaetano Guarino torna al centro della memoria collettiva di Favara. Sindaco socialista, primo cittadino eletto dal popolo nel dopoguerra, Guarino fu uomo di grande impegno civile e sociale, vittima di un potere che ostacolava il cambiamento in una Sicilia segnata dalla fame, dalla povertà e dalle profonde ingiustizie sociali.
Questo il messaggio emerso nel corso della manifestazione commemorativa organizzata dal Centro Studi “Antonio Russello”, presieduto da Sara Chianetta, che ha dedicato il pomeriggio di ieri al ricordo del farmacista favarese assassinato il 16 maggio 1946. Guarino era conosciuto anche per il suo spirito solidale: distribuiva gratuitamente medicinali ai cittadini più poveri, diventando un punto di riferimento per le famiglie in difficoltà.
L’incontro pubblico, dal titolo “Il dovere della memoria”, si è svolto presso il Caffè Parigi Bistrot di viale Aldo Moro, richiamando studiosi, rappresentanti delle istituzioni e del mondo culturale per una riflessione storica e civile sulla figura del primo sindaco eletto dal popolo a Favara.
Dopo l’introduzione di Sara Chianetta, che ha ripercorso la vita di Guarino e il delicato contesto storico e politico in cui maturò il suo assassinio, sono intervenuti: l’avvocato Giuseppe Limblici, il professor Biagio Lentini, il professor Calogero Castronovo — autore di studi dedicati alla vicenda con pubblicazione di un libro — l’assessore Laura Mossuto, il professor Giovanni Bellavia e Stefano Vinciguerra, direttore del film “Tradimento e potere”, opera che affronta i temi della memoria, della giustizia e delle tensioni politiche del territorio.
Numerosi gli spunti emersi nel corso del dibattito, che ha evidenziato come la figura di Gaetano Guarino rappresenti ancora oggi un simbolo di coraggio, giustizia sociale e libertà democratica. La sua storia continua a parlare alle nuove generazioni, ricordando quanto possa essere alto il prezzo del cambiamento quando si combattono privilegi e poteri consolidati.
