Nel tradizionale messaggio che l’Arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, pronuncia a conclusione dei riti del Venerdì Santo, ha trovato posto anche un pensiero sulle imminenti elezioni amministrative che si terranno ad Agrigento ed altri Comuni della Provincia.
Appello che il prelato ha rivolto ai fedeli che si recheranno alle urne, e ai candidati che aspirano ad amministrare le loro città. “Quest’anno, proprio il giorno di Pentecoste, saremo chiamati a rinnovare con il nostro voto le amministrazioni comunali della nostra città e di altri otto paesi della nostra Diocesi – a detto l’arcivescovo – il mistero pasquale che stiamo celebrando porti frutti buoni nella concretezza della nostra convivenza comunitaria e nell’esercizio delle nostre funzioni democratiche, traducendosi in un servizio coerente con le esigenze dell’umanità e le istanze del Vangelo”.
Quindi il pensiero rivolto ai candidati, ringraziandoli per il coraggio di scendere in campo. “Vorrei ricordare che la politica, secondo il magistero sociale della Chiesa, è la «forma più alta della carità» e deve esserlo soprattutto in questi tempi, segnati da incertezze culturali e valoriali, sociali e istituzionali, economiche e occupazionali”.
Pensiero anche rivolto ai cittadini elettori: “Vi esorto a manifestare liberamente e coscienziosamente la vostra volontà nella scelta dei rappresentati”. Ma anche un monito. “Non basta limitarsi alla denuncia, soprattutto quando rischia di scadere nella polemica sterile e nell’offesa gratuita, ma occorre far sentire la propria voce attraverso una reale democrazia partecipata, in cui si costruisce insieme, senza abdicare alla propria responsabilità e senza demandarla a quella altrui”.
L’arcivescovo ha anche esposto quelle che sono, senza dubbio, le priorità e gli impegni da ssumere: “innanzitutto quelli che riguardano la gente tuttora priva dell’essenziale: la salute, il cibo, l’acqua, la casa, il lavoro, l’accesso alla cultura, la partecipazione alla vita sociale. Non si possono trascurare le situazioni degli emarginati, che il nostro sistema di vita ignora o addirittura, per inaccettabili logiche di profitto, coltiva: dagli anziani ai diversamente abili, da quanti vivono un qualsiasi disagio sociale a quanti restano vittime di dipendenze vecchie e nuove, dai dimessi dalle carceri e dagli ospedali psichiatrici ai fratelli ancora detenuti o ancora ricoverati”.
Monsignor Alessandro Damiano chiude così il suo discorso: “Permettiamo allo Spirito del Risorto di illuminare e orientare le nostre coscienze, nella ricerca del bene comune, nel rinnegamento della mentalità mafiosa e nel consolidamento di un’autentica amicizia sociale”.
