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Favara, i riti della Settimana Santa tra dolore e speranza: dalla Spartenza alla luce della Resurrezione

Stasera, sabato, la comunità di Favara si prepara a vivere uno dei momenti più attesi e significativi della Pasqua, le Messe della Resurrezione, culmine di un cammino di fede intenso e partecipato che ha attraversato tutta la Settimana Santa.

Momento centrale delle celebrazioni sono stati, come da tradizione, i riti del Venerdì Santo. In mattinata si è svolta la Via Crucis, vissuta con profonda devozione dai fedeli e culminata con la rappresentazione della crocifissione di Gesù Cristo, in un clima di grande raccoglimento e partecipazione emotiva. Per tutta la giornata “u viaggiu” al Calvario per rendere visita al Cristo crocifisso. La sera, quindi, si è rinnovato uno dei riti più sentiti e identitari per la comunità favarese: la deposizione dalla croce del Cristo morto.

Presenti il sindaco Antonio Palumbo, diversi assessori e consiglieri comunali, il comandante della Tenenza dei Carabinieri Paolino Scibetta, con due carabinieri della locale Tenenza in alta uniforme ai lati della Croce, ha dare solennità alla cerimonia, e naturalmente i componenti della Confraternita della Santa Croce del Calvario, che hanno curato tutto il programma delle Celebrazioni pasquali.

Quindi la processione che dal Calvario ha condotto fino a piazza Cavour. Qui si è assistito al toccante rito della “spartenza”, ovvero il distacco della Madonna Addolorata dall’urna contenente il corpo del figlio morto, Gesù Cristo. Un momento carico di pathos, che ogni anno richiama un forte coinvolgimento spirituale e umano.

Durante il tradizionale Discorso della Spartenza, tenuto dal balcone della biblioteca comunale, l’arciprete don Nino Gulli ha offerto una riflessione intensa, mettendo in relazione il dramma del Vangelo con la vita quotidiana. Al centro del suo messaggio la figura di Maria, una madre che non si ribella al dolore ma si affida totalmente a Dio, diventando così esempio e punto di riferimento per tutta l’umanità. Una comunità che, anche a Favara, proprio in questa immagine, ritrova il senso dell’affidamento e della speranza. Un messaggio che si estende anche alla vita di ogni giorno: occorre avere la certezza che anche dal buio più profondo si può riemergere, ritrovando la forza di tornare alla luce viva. È questo il senso più autentico della Pasqua, che invita a non perdere mai la fiducia, anche nei momenti più difficili.

E proprio la speranza è il filo che unisce e illumina questi giorni: il sepolcro, chiuso da una pesante pietra, non resta tale per sempre. C’è una certezza che anima la fede dei credenti: la vita nuova rinasce, la morte non ha l’ultima parola, e la Resurrezione rappresenta il compimento di questa promessa. Così, tra il lento allontanarsi dei simulacri e il raccoglimento dei fedeli, Favara ha rinnovato uno dei suoi riti più antichi, trasformando il dolore della separazione nella certezza di una rinascita.

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