Post referendum: oltre al risultato si analizza la grande partecipazione popolare dell’Italia. Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera che il dottor Carmelo Sgarito, operatore politico agrigentino, ha inviato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni
Di Carmelo Sgarito
“Cara Presidente Meloni, il risultato del referendum sulla giustizia fa registrare un segnale netto, al di là del risultato che nessuno dovrebbe strumentalizzare in una democrazia matura dove i poteri devono stare in equilibrio e sintonia: il popolo vuole partecipare alla vita pubblica! Lei ha giustamente e chiaramente dimostrato il massimo rispetto per il verdetto e ciò è apprezzabile. È in fondo la grandezza e la bellezza della democrazia e del confronto. C’è un dato, semmai, su cui la invito a riflettere: ogni qualvolta, ormai, il popolo viene chiamato alle urne si assiste ad un massiccio e preoccupante astensionismo.Il refrain che ne consegue è sempre lo stesso. “Crollo della partecipazione al voto, repulsione della gente verso le istituzioni. Astensionismo pericoloso”. Dopo 24 ore, però, “si riparte”e se ha votato meno del 50% degli aventi diritto al voto, pazienza, peggio per loro!! Questa volta non è andata così.Ed è questo il motivo della mia lettera. L’italia ha “celebrato” una bella pagina di vita democratica che fa bene al Paese, alla Nazione, a noi tutti, al di là, ripeto, di chi ha vinto e di chi ha perso. Quello che emerge è una partecipazione coinvolgente sia da parte del fronte del SI che da parte del fronte del NO. Ed è questa la vera vittoria. Aver assistito alla vitalità del corpo elettorale, che si è come risvegliato dal sopore cui è stato relegato da un sistema elettorale che ha mutilato lo spirito repubblicano della Nazione.
Le chiedo, se non fosse il caso durante la parte finale del suo mandato, di metter mano, finalmente, alla legge elettorale, che ha sottratto, appunto, potere al “popolo sovrano”, determinando un solco abissale tra eletti ed elettori e soprattutto privando i territori di rappresentatività vera, reale, concreta.
Tale legge, definita “porcata” da chi la ideò in illo tempore, consegna nelle mani di pochi la possibilità della selezione della classe politica, creando un vulnus gravissimo nel sistema democratico.
In ragione di ciò, credo, il target della politica italiana sia da un po’ di tempo in… discesa libera.
I leader selezionano i Parlamentari in base all’indice presunto di fedeltà al capo, giammai basandosi sul curriculum, sulle capacità, sulle motivazioni.
Lei, giustamente, nel day after referendario, cerca di ritrovare la quadra, serrare le fila, dare un impulso propositivo e virtuoso all’azione del suo esecutivo.
La domanda che le pongo è la seguente: è colpa del popolo o dei segretari di partito (di tutti i partiti ovviamente…) se tra gli scranni vengono NOMINATE persone inadeguate a rivestire cariche istituzionali?
Il popolo vota solo un simbolo! Non può far altro… Per il resto, ratifica ciò che il leader di turno offre!
L’argomento delle preferenze, ogni tanto, a scadenza di legislatura, viene lambito, ma non c’è mai il coraggio di affrontarlo in modo serio, di ripristinare la giusta dimensione democratica del Paese, affidando ai cittadini la responsabilità della scelta dei nomi.
Perché mai per le elezioni di ogni ordine e grado, dal Parlamento Europeo a quelle Universitarie, si è chiamati a scrivere nome e cognome, mentre per Camera e Senato se ne fa “volentieri” a meno?
In verità, cara Presidente, sappiamo che c’è “un’intesa silenziosa e trasversale” su tale materia, che riguarda anche i “partiti dell’uno virgola”.. Tutti i leader vogliono scegliere le proprie truppe, amplificando il loro potere, ma facendo pagare al Paese un prezzo davvero salato, selezionando assai spesso figure non all’altezza della mansione prestigiosa ed impegnativa di rappresentare il potere legislativo e ..non solo.
L’Italia, in un assetto geopolitico così fibrillante e pericoloso, in un momento dove i teatri bellici rischiano di dilagare, è chiamata a far fronte a vecchie e nuove sfide locali e globali, a ridefinire il proprio ruolo nel contesto internazionale, a misurarsi con le sfide epocali che attengono ai mercati, all’ambiente, alla difesa, ai flussi migratori, all’intelligenza artificiale, a tutto quanto il progresso implica, determina e caratterizza.
Occorre una classe dirigente all’altezza di questo compito, capace di valorizzare un Leader fino a renderlo uno Statista, piuttosto che indebolirlo e farlo uscire di scena dopo appena una legislatura.
Lei è giovane, forte, determinata; ha creato dalle ceneri di AN un partito nuovo portandolo in alto, ponendolo alla guida del Paese e facendolo riconoscere nelle principali istituzioni internazionali.
Lei ha la popolarità tra gli Italiani e la stima non soltanto di chi l’ha scelta, ma anche degli avversari.
Affronti una volta per tutte questa battaglia.
Ci metta la sua grinta e la sua passione per sradicare un sistema balordo che ha “sequestrato” la Democrazia, sottraendo al cittadino la possibilità di scegliere il Parlamentare del territorio in cui vive e opera.
La Gente vuole scegliere, vuole contare, vuole decidere, vuole andare a votare proprio come ha fatto in occasione di questo referendum.
Lei è cresciuta nell’agone politico, passando dalla militanza universitaria ai banchi del Consiglio Provinciale di Roma (dove è stata votata, non nominata!) e via via verso i ranghi più alti.
I territori oggi non hanno più un riferimento, un rappresentante, una voce che ne esprima le istanze sempre più impellenti, quasi mai recapitate a Roma perché il Parlamentare del corrispettivo collegio elettorale non vive le “pulsioni” di quest’ultimo. Il territorio resta in tal modo privo di voce!
Siamo alla farsa totale !!
A Pescara, per esempio, si elegge o meglio si nomina un deputato di Roma, mentre a Trieste un deputato toscano.
C’è davvero un sovvertimento della normale rappresentanza territoriale.
Siamo davvero finiti nelle sabbie mobili e da queste sembra non si possa più uscire. Perchè mai un comune cittadino, un docente, un operaio, un industriale, un manager, un artista, non può candidarsi al Senato o al Parlamento?! Perchè questo sbarramento che ha tanto il sapore dell’oligocrazia ?
Affronti Lei, ripeto, questo passo così vitale per la Nazione.
Come si può procedere a riforme istituzionali di ampio respiro, se non si parte dal presupposto che il Cittadino dev’essere il protagonista della scelta dei suoi rappresentanti politici?
Abbia questo coraggio!
Credo che in cuor Suo lo voglia!
Smuova le acque stagne! Il Referendum dei giorni scorsi sancisce la volontà del popolo di partecipare alla vita attiva del paese ma da protagonista non da ratificatore di scelte” calate” dall’alto. Riparta da questo.
L’Italia e gli Italiani Le saranno grati”.
