di Stanislao Salvaggio
“O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.”
(G. Leopardi – Alla luna)
“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli” (G. Leopardi – Canto notturno di un pastore errante dell’Asia)

La luna è il corpo celeste più vicino alla terra e, pur essendo un astro relativamente piccolo, è talmente vicina alla terra da apparire sufficientemente grande e da poterne apprezzare molti dettagli. Per la sua luminosità, non paragonabile a quella del sole, è stata sempre oggetto di osservazioni e speculazioni. Ruota intorno a se stessa (rotazione) e contemporaneamente intorno alla terra lungo un’orbita ellittica inclinata rispetto a quella che la stessa terra compie intorno al sole (rivoluzione). Questi due movimenti sono sincroni, vengono cioè compiuti nello stesso tempo (circa un mese) e pertanto, dal nostro pianeta, possiamo osservare sempre e soltanto la stessa faccia (lo stesso emisfero lunare).

Insieme alla terra compie inoltre un movimento (traslazione) intorno al sole che, com’è noto a tutti, si compie in un anno. Come conseguenza di tutti questi movimenti e di quelli compiuti contemporaneamente dalla terra, la luna appare illuminata in maniera diversa giorno per giorno e sorge e tramonta sempre da oriente verso occidente ma da punti sempre diversi e prevedibili solo adottando calcoli piuttosto complicati. A causa dell’orbita ellittica intorno alla terra, a volte è più vicina altre volte è più lontana, apparendo di conseguenza più o meno grande. A volte si viene a trovare allineata col sole e la terra dando luogo alle eclissi solari e lunari.

Insomma, per farla breve, la luna vista dalla terra è estremamente mutevole e pur essendo sempre la stessa, appare sempre diversa, da qui l’aggettivo lunatico attribuito a persona di carattere instabile, bizzarro e imprevedibile. Persone a cui nessuno affiderebbe ruoli decisionali, neppure nell’ambito di una piccola azienda o di un condominio ma che recentemente si sono visti affidare la guida di potenze mondiali, con le conseguenze che sono ormai sotto gli occhi di tutti. E ancora il peggio deve arrivare.

Ma torniamo al nostro satellite. La luna, com’è ovvio, ha incuriosito gli astronomi e gli scienziati di tutti i tempi. Per la sua ciclicità, bellezza e misteriosità è stata sempre associata all’universo femminile. Non solo, ha sempre affascinato persone comuni e ha ispirato poeti, scrittori, pittori, musicisti e, ovviamente, fotografi. Solo per citarne alcuni, tra i poeti ricordo Giacomo Leopardi (Alla luna; Canto notturno di un pastore errante dell’Asia); tra gli scrittori Luigi Pirandello (Ciaula scopre la luna), Andrea Camilleri (La rivoluzione della luna), Jules Verne (Dalla terra alla luna), Antonio Russello (La luna si mangia i morti; Racconto dalla luna); tra i pittori René Magritte (Le maitre d’école, La robe de soirée) e Vincent Van Gogh (Notte stellata); tra i musicisti voglio solo ricordare i Pink Floyd con l’album The Dark Side of the Moon i cui testi sono incentrati sul tema filosofico degli aspetti che sfuggono al controllo razionale dell’animo umano e ne costituiscono perciò, analogamente alla faccia nascosta e ignota della luna, il “lato buio” a cui il titolo fa metaforicamente riferimento.

Anche la fantasia popolare, ad ogni latitudine, ha costruito attorno alla luna leggende, fantasie ed esseri mitologici. Questi ultimi, tutti, in qualche modo, legati alla luna piena. A Favara si raccontava di un essere che normalmente aveva sembianze e comportamenti umani ma nelle notti di luna piena si trasformava in un essere violento, pelosissimo e dalle unghia lunghissime e affilate. Era il malaluna. In queste condizioni, si raccontava che frequentasse preferibilmente i crocevia per cui era preferibile evitare di attraversarli nelle notti di luna piena. Ricordo ancora quando, ormai grandicello e consapevole che si trattasse soltanto di una credenza popolare, nell’attraversare gli incroci avvertivo ancora qualche brivido di paura. È proprio vero che, come scrive il compianto amico e grande uomo di cultura Antonio Patti nella sua recente pubblicazione postuma L’ARCA DI FEWAR – creature fantasmatiche, “se Dio può governare anche senza esistere, la malaluna può spaventarci indipendentemente dalla sua esistenza”


