HomeFocusC’è sempre un treno nella vita di ogni siciliano 

C’è sempre un treno nella vita di ogni siciliano 

di Giuseppe Maurizio Piscopo

Questa storia è nata dopo aver avuto tra le mani il  prezioso libro di Angelo Pitrone “Linea di terra Viaggio in Sicilia per treni e stazioni” pubblicato dalle Edizioni Passaggio nel novembre del 2005. Nel libro ci sono le testimonianze di Roberta Valtorta, Gaetano Savatteri e Franco La Cecla che ha scritto:

“In Sicilia il treno è arrivato come primo segno della modernità e come collegamento con un’Italia al di là dello stretto  a cui era difficile credere con convinzione. E’ stata proprio la ferrovia ad annodare di legami seri la gente minuta, contadini, pescatori, popolo di borgata con il resto del mondo. Dalla Sicilia partivano i bastimenti. Si partiva per Napoli, Genova e per le Americhe. Il treno portava  gli emigranti verso fabbriche, miniere a Torino, Milano, in Belgio, in Germania, in Francia, in Svizzera e in altri paesi del mondo. Gli emigrati la domenica si davano appuntamento in stazione, nelle gares, nelle banhof. Il treno del sole ha imbarcato milioni di persone con un biglietto di sola andata. I treni separavano vite e ne consentivano la continuazione”…

La letteratura è la compagna dei treni e gli scrittori continuano a raccontarli con passione…

“Il treno attraversava un paesaggio fulminato di sole, deserto ha scritto Leonardo Sciascia nel mare colore del vino…  Elio Vittorini  nelle Conversazioni in Sicilia  ha scritto: “Cominciarono  a passare  stazioni, casotti  di legno col sole sul cappello rosso dei capistazione, e la selva si apriva, si stringeva di fichidindia alti come forche“(…) Anche la storia di Danilo Dolci è legata ad un treno, il padre era capostazione e Danilo da bambino era stato a Partinico dove ritornerà  nel 1951, all’età di 27 anni per cambiare il volto della Sicilia, a mani nude, con le sole armi della nonviolenza.

Tra i miei ricordi:

“Si stava in piedi quattordici, diciotto ore. Il treno era strapieno di viaggiatori, si ricavava uno spazio anche sulla maniglia del cesso con le valigie accatastate e con le persone che salivano dal finestrino e spingevano in alto le valigie … Durante il viaggio si scambiavano i doni: uova, pollo, vino, pane fatto in casa, un dolce…  La fermata al traghetto di Messina era una specie di rito per guardare il mare, mangiare un’arancina e seguire la breve traghettata. Qualcuno rimaneva nello scompartimento a guardare i bagagli… Arrivati a Messina ci si sentiva quasi a casa. Dopo un lungo viaggio in treno si arrivava con le ossa rotte. Il pettine sui capelli si passava soltanto quando uno arrivava alla stazione di Termini Imerese, anche se nel bagno non c’era una goccia d’acqua. Quante notti  ho trascorso in piedi nei lunghi corridoi a chiacchierare, a suonare la chitarra, mentre qualcuno non smetteva di fumare … Quanti  libri ho letto che parlano di treni! Gli scrittori  siciliani  hanno vergato pagine indimenticabili , Sciascia,  Consolo,  Camilleri,  Vittorini,  Brancati,  Dolci, Buttitta e gli scrittori americani : Jack London, Paul Theroux, Colson Whithead con la metafora storica ne “La ferrovia sotteranea”…   Il treno rappresenta e unisce la letteratura delle venti regioni. In una pagina di Leonardo Sciascia un contadino sprovveduto chiede domanda al bigliettaio: “ Questo treno va a Palermo”? Almeno! Questa fu la risposta!  Anche il cinema dei fratelli Lumière è nato con i treni… Il treno, la Sicilia e la notte sono qualcosa da non perdere! Come il cinema il treno è sonno e sogno, ad occhi aperti! Il treno perdona  il tempo e la vita stessa!

Ricordo che rimanevo estasiato  dal finestrino del treno, mi piaceva guardare le vecchie case contadine di campagna con i colori vivaci: giallo, ocra, rossiccio, con fichidindia arbusti, colline, profili di montagne, palme, piccole, stazioni rosse e gialle e poi passaggi a livello, lampioni treni merci. Mi è sempre piaciuta  la partenza dei treni,  il fischio del capotreno,  le persone con le valigie, quelli che arrivavano all’ultimo momento e quelli che attendevano tre ore prima in stazione e dicevano che il treno non aspetta…

Mi sono sempre chiesto dove portano questi treni?

Dove portano le gallerie, il fumo i colori di questo cielo azzurro? L’ho capito dopo. Da Favara con il treno del sole partivano gli emigranti per il mondo: per Torino, Milano, per la Saar, per Colonia, per Saarbruken, per Leverkusen, Liegi e tante altre città straniere dove il cielo è sempre plumbeo e si parla una lingua che fa male al cuore. Si partiva alla ricerca di un lavoro e si dormiva in una baracca umida senza servizi che chiamavano casa. Lasciavano la campagna, la zolfara, la famiglia, alla ricerca di una vita migliore. Quando si moriva a la “strania”, si moriva da soli e nessuno se ne accorgeva. Quei viaggi in treno mi ricordano tanto dolore e un biglietto di sola andata, gli occhi arrossati di malinconia e una valigia piena di sogni, con il pane di paese, le olive, un pezzo di formaggio, una cipolla, una melagrana, un dolce fatto in casa e tante lacrime amare! Nella vita di ogni siciliano c’è sempre un treno!

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