L’Arcidiocesi di Agrigento si prepara a vivere la XXXIV Giornata Mondiale del Malato con un articolato percorso di riflessione, testimonianza e preghiera, inserito nel solco della Chiesa universale e in sintonia con l’invito di Papa Leone XIV.
Un’occasione importante per riportare al centro la persona che soffre, ricordando – come evidenziato nel Messaggio del Pontefice e dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI – che la malattia ha sempre un volto concreto e che la prima forma di cura nasce dalla prossimità e dalla compassione.
Il primo appuntamento è in programma sabato 7 febbraio 2026, alle ore 17.00, presso l’Aula Magna del Seminario Arcivescovile, come preparazione spirituale alla Giornata dell’11 febbraio. L’incontro, dal forte valore meditativo e narrativo, sarà dedicato all’amore che si fa carico del dolore dell’altro. Ad aprire la riflessione sarà don Giuseppe Cumbo, vicario generale, con una meditazione dal titolo “Vide e ne ebbe compassione”, centrata sullo sguardo interiore che genera responsabilità e azione. Seguirà l’intervento di Sergio Gargano, medico e volontario, che offrirà una lettura esperienziale sul tema “La compassione del Samaritano”, intrecciando competenza professionale e servizio caritativo. Concluderà la serata la toccante testimonianza di Giovanna Merlo Ferro, mamma di Antonella, la giovane studentessa raffadalese uccisa a 18 anni dall’ex fidanzato, che condividerà una riflessione dal titolo “Amare portando il dolore dell’altro”.
Il secondo momento, centro della celebrazione diocesana, si terrà mercoledì 11 febbraio 2026, alle ore 17.30, presso la Chiesa Madre di Ribera, in occasione della memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes. La solenne Celebrazione Eucaristica, presieduta dal Vicario Generale don Giuseppe Cumbo, sarà dedicata in modo particolare ai malati, ai loro familiari, agli operatori sanitari e ai volontari. Le iniziative della XXXIV Giornata Mondiale del Malato intendono ribadire l’impegno della comunità cristiana a non “passare oltre”, ma a riconoscere nella fragilità un luogo di incontro e di speranza, rimanendo fedeli al mandato evangelico che interpella ogni credente: “Abbi cura di lui”.
