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Storia di Ibrahim: dal Pakistan a Palma di Montechiaro una pagina da libro “Cuore”

Ci sono “microstorie” sparse nel mondo che intrecciano amore, famiglia, burocrazia, sogni, speranze, distanza e che non sempre hanno un buon fine. Quella che vi raccontiamo si snoda sull’asse Pakistan-Sicilia ed ha per protagonista un bambino che dopo due anni, finalmente, conosce ed abbraccia la propria famiglia.

A Palma di Montechiaro in questi giorni si sta scrivendo una pagina da libro “Cuore”, una storia che ha lasciato scendere anche qualche lacrima a chi ha vissuto la vicenda, tra speranze e carte bollate, tra videochiamate e un desiderio: riunire una famiglia.

Ed il lieto fine è stato raggiunto giorni fa grazie alla Cooperativa Sociale San Marco di Palma di Montechiaro presieduta da Angelo Romano, organizzazione che si occupa di accoglienza ed inserimento sociale di nuclei familiari che hanno lasciato la propria terra per fame o guerre.

È la storia di Muhammad e della moglie Tanzeela, una famiglia pakistana da alcuni anni ospiti nella cittadina del Gattopardo. Muhammad era arrivato in Italia nel 2014, per un lavoro, per un futuro, per un sogno: avere un lavoro, formare una famiglia e vivere nel nostro Paese. “Dopo anni di fatica per ottenere i documenti e la protezione sussidiaria –ci racconta Giuseppe Romano, vice presidente della San Marco- torna in Pakistan, si sposa e sogna di portare la sua famiglia in un’Italia che ormai sente come casa sua”.

Ma Muhammad non aveva fatto i conti con norme,visti e permessi e con gli scherzi del destino. Nasce il secondo figlio, Ibrahim, e per un paradosso burocratico e la scadenza imminente dei visti, la moglie Tanzeela si trova in un bivio: partire per l’Italia con il marito ed il primo figlio per non perdere il diritto al ricongiungimento o rimanere con il piccolo Ibrahim, appena nato, in Pakistan? Per continuare la pratica del ricongiungimento lascia in Pakistan il neonato con i nonni ed anche un pezzo del suo cuore. “In Italia la sfida continua. Tanzeela – ci racconta l’ èquipe della San Marco – affronta una terza gravidanza, difficilissima, definita “a rischio”, segnata da ricoveri d’urgenza e un delicato intervento chirurgico subito dopo il parto del terzo figlio Ismail. Nonostante il dolore fisico e la nostalgia che le straziava il cuore, Tanzeela non ha mai mollato: ha frequentato i corsi di italiano, si è presa cura dei figli qui presenti e, insieme a noi della Cooperativa, ha combattuto una battaglia legale e burocratica durata mesi per riavere il suo “bambino perduto”.
Adesso la svolta emozionante.

 

La famiglia al completo con l’ èquipe della San Marco

Il 2026 porta buone notizie e speranze per la famiglia “spezzata in due”. Tanzeela è ritornata in Pakistan per recuperare Ibrahim e portarlo finalmente a casa, in Italia, per riunire la famiglia sotto lo stesso tetto dopo anni di videochiamate e lacrime.
Il cerchio si è chiuso l’altro ieri sera con l’ arrivo a Palma di Montechiaro di quel bambino che non è più un neonato e che potrà finalmente conoscere suo padre dal vivo ed abbracciare i suoi fratellini.

“Come Cooperativa e come progetto SAI, abbiamo sostenuto Muhammad nel suo percorso lavorativo nella ristorazione e Tanzeela nei suoi studi, ma soprattutto – afferma l’equipe del progetto Sai 1996 – siamo stati testimoni della loro incredibile resilienza. Questa non è solo una storia di immigrazione, è la storia di una famiglia che non si è arresa davanti a nessuna barriera, né fisica né burocratica” .

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