di Stanislao Salvaggio
[…] vedete lì, dove l’acqua arriva… sale sulla spiaggia poi si ferma… … ecco, proprio quel punto, dove si ferma… dura proprio solo un attimo, poi sparisce […] è quello che io studio. Dove l’acqua si ferma. […] Il mare immenso, l’oceano mare, che infinito corre oltre ogni sguardo, l’immane mare onnipotente – c’è un luogo dove finisce e un istante – l’immenso mare, un luogo piccolissimo e un istante da nulla.
[…] L’ultima voce che ho descritto è stata “Tramonti”. Sapete, è geniale questa cosa che i giorni finiscono. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni. Sembra scontato, ma c’è del genio. E là, dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo. I tramonti. Li ho studiati per settimane. Non è facile capire un tramonto. Ha i suoi tempi, le sue misure, i suoi colori. E poiché non c’è un tramonto, dico uno, che sia identico ad un altro, lo scienziato deve saper discernere i particolari e isolare l’essenza […] (da Oceano mare – Alessandro Baricco)

Personaggio bizzarro, il prof. Ismael Adelande Ismael Bartleboom, studioso dei limiti di tutto ciò che ci circonda, raccontato da Alessandro Baricco in “Oceano mare”. Bizzarro sì, ma dalle conclusioni interessanti. Quante cose si deducono quando un sistema viene osservato o ipotizzato al suo limite, al suo confine, al contatto con un altro limite, un altro confine! Vale anche in fisica, in matematica, in economia, in ingegneria, in filosofia. Quante cose si osservano nel passaggio tra la notte e il dì e viceversa o nella linea di contatto tra due elementi.
È quello che mi è capitato di pensare quando, quasi senza volerlo, di mattina presto di una giornata estiva, con la fedele fotocamera mi sono trovato al Foro italico di Palermo, in una giornata limpidissima prima del sorgere del sole mentre la città, i pescatori, il porto, gli animali si rimettevano in movimento. È in questo confine tra la notte e il dì, in questo limite, in questo contatto, in questo passaggio tra due situazioni contrastanti che spesso si colgono attimi interessanti da fermare in immagini che, nonostante la loro staticità fisica, hanno la capacità di raccontare nella loro evoluzione cose che avvengono e possono avvenire solo in tale rapida fase di transizione.

Tra tutte le foto che ho scattato, vi propongo queste tre immagini.
- Quella di copertina riprende il promontorio di Monte Catalfano e Capo Zafferano in una delle fasi del sorgere del Sole in cui la nostra stella si presenta con un particolare aspetto detto a “vaso etrusco” o anche “sole ad omega” appunto per la somiglianza con la omonima lettera dell’alfabeto greco (Ω); in questo particolare aspetto, il sole è visibile solo al sorgere o al tramonto ed esclusivamente in condizioni di aria ferma e limpida in cui, per l’assenza di vento, l’aria tende a disporsi in strati di diversa temperatura e a dar luogo a fenomeni rifrattivi che danno origine a immagini reali che si uniscono a immagini virtuali (miraggi);
- La seconda immagine, sempre con lo sfondo di Monte Catalfano e Capo Zafferano da un differente punto di ripresa, scattata prima del sorgere del Sole, con luce sufficiente a rischiarare l’ambiente ma non ancora capace di sovrastare quella emessa dal pianeta Venere ancora visibile in alto al centro della scena;
- La terza foto riprende diverse imbarcazioni (un aliscafo, un piccolo peschereccio e una nave da carico all’orizzonte) riprese quando il sole è già abbastanza alto ma non tanto da far scomparire del tutto le tonalità calde dell’aurora, regalando alla scena una luce particolare.
