A Favara l’inciviltà continua a dettare legge. Un pugno di cittadini, sempre gli stessi, continua a sporcare il territorio con l’abbandono indiscriminato dei rifiuti, trasformando strade e marciapiedi in discariche a cielo aperto. Un comportamento vergognoso che offende l’ambiente, il decoro urbano e l’intera comunità.
Dal centro storico alla periferia abitata, dalla centralissima piazza Garibaldi fino a via Cicero e Di Francisca, il copione non cambia: sacchetti di immondizia lasciati ovunque, incuria e totale mancanza di rispetto delle regole. Proprio via Cicero e Di Francisca, arteria che porta il nome di due valorosi carabinieri barbaramente uccisi, che collega viale Pietro Nenni (angolo Liceo “Martin Luther King”) con via Capitano Callea, zona stadio, è ormai diventata, per volontà del “popolo degli sporcaccioni”, una vera e propria strada della vergogna.
A distanza di appena tre giorni da un intervento di bonifica che aveva eliminato numerosi sacchetti colmi di rifiuti, la scena si ripete puntuale: nuovi rifiuti abbandonati sul marciapiede, sotto una delle abitazioni delle case popolari. Un gesto incivile che si consuma nell’indifferenza generale.

È possibile che nessuno veda? È possibile che nessuno senta nulla e che nessuno riesca a individuare gli autori di questi comportamenti? Ancora più grave è l’atteggiamento passivo di chi abita in zona, che assiste senza intervenire, senza denunciare, senza fare scudo a difesa dell’ambiente e del proprio quartiere.
Eppure, a Favara il servizio di raccolta “porta a porta” esiste ed è attivo. I netturbini ritirano i rifiuti anche dai cestelli di chi, paradossalmente, non paga regolarmente la tassa sui rifiuti. Allora perché abbandonare l’immondizia per strada? Per pigrizia? Per arroganza? Per totale disprezzo delle regole e del vivere civile?
Da anni si attende l’installazione di telecamere, l’attivazione di un efficace sistema di videosorveglianza e l’utilizzo delle foto-trappole. Nel frattempo, gli sporcaccioni, per fortuna una minoranza, continuano indisturbati a insozzare la città, mentre troppi cittadini onesti restano spettatori silenziosi di uno scempio quotidiano.
Favara non può e non deve rassegnarsi. Difendere il territorio significa difendere se stessi. Il rispetto delle regole non è un favore, ma un dovere civico. Serve più controllo, più denunce e soprattutto un cambio di mentalità: perché una città pulita non è solo quella che si pulisce, ma quella che non si sporca.
