Il Tribunale di Agrigento ha accolto la linea della difesa, rappresentata dall’avvocato Antonella Carlino che ha evidenziato “la totale mancanza di prove certe e un quadro probatorio carente”.
Si chiude con una sentenza di parziale assoluzione il processo a carico di Domenico Quaranta, l’uomo accusato di una serie di danneggiamenti ai danni del patrimonio paesaggistico e urbano della provincia. Il Giudice monocratico, il Dott. Laerte Conti, ha pronunciato il verdetto l’8 gennaio 2026, ridimensionando drasticamente le responsabilità dell’imputato rispetto alle contestazioni iniziali.
La sentenza: tra condanna e assoluzione
Nonostante la richiesta di condanna per tutti i capi d’imputazione, il Tribunale ha dichiarato Quaranta responsabile solo per il danneggiamento dei vasi a San Leone, limitatamente all’episodio del 31 dicembre 2020, condannandolo a 1 anno e 2 mesi di reclusione, di cui lo stesso si dichiara innocente. anticipando la sua volontà di presentare appello. Il dispositivo della sentenza parla chiaro per il resto delle accuse: Quaranta è stato assolto per il danneggiamento e imbrattamento di cinque siti e più precisamente: per aver imbrattato con vernice rossa la marna di Punta Bianca, per aver dato fuoco al portone del Comune di Favara, per una scritta nella Casa Natale di Luigi Pirandello e nelle mura del Carcere di Agrigento
La linea difensiva: “Nessuna prova certa”
La strategia difensiva, condotta dall’avvocato Antonella Carlino, si è basata sulla “assoluta mancanza di prove” riguardante la presenza fisica dell’imputato sui luoghi degli scempi ambientali. Durante la discussione, la difesa ha evidenziato come le indagini fossero deboli poiché nessuna immagine ha ritratto Quaranta a Punta Bianca, né sono state rinvenute impronte digitali o testimonianze oculari. Quaranta nel giugno del 2025 era stato condannato per l’imbrattamento della Scala dei Turchi.
