Una vera e propria cronaca di una morte annunciata per il comparto agricolo del territorio: è questo il quadro emerso nel corso dell’incontro dedicato all’emergenza idrica, durante il quale è stata ribadita con forza la necessità di interventi immediati e concreti da parte del governo regionale.
Secondo quanto evidenziato, se non verrà collocato l’impianto di sollevamento lungo la strada che conduce al castello di Poggio Diana, accanto al letto del fiume Verdura, il destino dell’agricoltura locale è segnato. Nel 2025, infatti, gli agricoltori hanno dovuto attendere fino al mese di giugno per sapere se fosse possibile utilizzare l’acqua del lago Castello. I nove milioni di metri cubi invasati erano stati destinati esclusivamente all’uso potabile e alla salvaguardia dell’ecosistema della diga, lasciando a secco le campagne.
Una situazione definita “assurda”, soprattutto considerando che, per una beffarda alternanza di “strada sì e strada no”, finiscono in mare circa 400 litri al secondo di acqua, mentre i campi restano senz’irrigazione.
Da qui la richiesta netta: il governo regionale eviti il ripetersi delle riunioni inconcludenti dello scorso anno e disponga l’immediata collocazione dell’impianto di sollevamento, dal momento che, sul piano tecnico, è già tutto pronto per prelevare l’acqua dal fiume Verdura.
Analoga urgenza viene segnalata per la diga di Prizzi, in grado di invasare fino a nove milioni di metri cubi d’acqua. Come spiegato dal presidente della cooperativa Arcobaleno, Lillo Girgenti, basterebbe un semplice intervento sul canale Margi per garantire l’irrigazione di tutte le colture a valle nei territori di Villafranca Sicula e Burgio. Inoltre, dal lago di Prizzi l’acqua potrebbe essere riversata anche nel lago Castello, creando un sistema integrato di approvvigionamento. Nel corso del confronto, l’assessore Di Mino del Comune di Sciacca ha sollecitato un intervento anche sul fiume Belice, che attualmente scarica in mare ingenti quantità d’acqua a discapito del lago Arancio. Di Mino ha inoltre chiesto il finanziamento urgente per il sollevamento dell’acqua depurata proveniente dal depuratore di Sciacca: circa 150 litri al secondo che oggi vanno persi in mare e che potrebbero invece essere riutilizzati a fini agricoli.
All’incontro erano presenti dirigenti del Partito Democratico di Villafranca Sicula, Agrigento, Sciacca, Bivona, Ribera, Lucca Sicula, Cattolica Eraclea e Campobello di Licata, oltre a componenti della segreteria regionale del PD, tra cui Di Piazza e Ingianni, insieme a Giovanni Panepinto e all’onorevole Iacono. Da tutti è arrivata una richiesta unanime: il governo regionale deve assumersi una responsabilità immediata e diretta, senza disperdere il problema dell’acqua tra troppi enti e competenze frammentate. L’emergenza non può più essere rinviata né diluita tra mille rivoli burocratici: in gioco c’è la sopravvivenza dell’agricoltura e dell’economia di interi territori.
